HomeCronacaIl Coronavirus uccide anche per disperazione e solitudine

Il Coronavirus uccide anche per disperazione e solitudine

Un ragazzo di 29 anni si è tolto la vita impiccandosi nella tromba delle scale, è successo a Carmagnola in provincia di Torino, dove viveva con la famiglia. Soffriva di depressione ed alla notizia della cessazione del rapporto di lavoro, causa coronavirus, non ha retto.

A Milano un ragazzo senegalese di 25 anni, dopo essere stato messo in cassaintegrazione, causa coronavirus, in un negozio di alimentari, ha aperto la finestra e si è gettato, togliendosi la vita.

Un’infermiera di 34 anni del reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Gerardo di Monza, si è tolta la vita dopo avere appreso la notizia di essere positiva al coronavirus. L’Ordine rivela: “Viveva un pesante stress per la paura di aver contagiato altri.”

Una farmacista di Salerno – intenta alla disinfezione dei locali lavorativi – è stata raggiunta da una secchiata d’acqua in testa da un balcone, con dei giustizieri privati delle norme di contenimento del virus.

“Multa di 400 euro perché ero sotto casa con figlia e cane”, denuncia un papà di Torino che s’è rifiutato di firmare il verbale comminatogli dalle forze dell’ordine, solo perché alcuni vicini hanno fatto da delatori. Era a 50mt dalla sua abitazione e non ha violato nessun dispositivo di legge, rammenta. Come riporta la stampa, gli agenti gli avrebbero detto: “Ci hanno chiamato, dobbiamo fare i verbali. Faccia ricorso al Prefetto”.

Sono solo alcune storie, riportate dalla cronaca di questi giorni, che ci raccontano alcuni degli effetti isterici-psicotici della paura da Covid-19, che evidentemente oltre a solidarietà, disciplina, e rispetto delle regole – fomenta ed acuisce anche il lato ombra, la nevrosi, la fragilità, e la perdita di controllo.

Il Sole 24 ore ha dovuto giustamente ricordare ai delatori social, che con la pistola fumante del telefonino postano foto e video di persone “beccate” in strada, che questa è una pratica illegale. Oltre ad un eventuale risarcimento civile, si rischia una querela per diffamazione aggravata, se si accompagnano gli scatti con accuse. I dati personali per legge non possono essere diffusi, nemmeno per denunciare presunti illeciti.

È d’uopo quindi vigilare sulla tenuta sociale e sulla razionalità delle raccomandazioni e dei precetti di cautela, affinché non diventino ingiustificate armi di distruzione del quieto vivere. Un principio di equità e ragionevolezza anche di fronte alle sanzioni, giusto punire i furbetti od i trasgressori, però non perdendo di vista il buon senso. Non vorremmo dover avere paura anche quando ci muoviamo nel pieno rispetto delle regole.

Sarebbe bello in questa riflessione lasciarci col sermone del pastore Martin Niemöller, sui pericoli dell’apatia politica e l’ozio degli intellettuali:

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.”

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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