Se c’è una cosa che gli smart phone e l’era digitale ci regalano è la possibilità di espandere continuamente i nostri orizzonti culturali. Mai, prima d’ora, siamo stati così connessi, pieni di opportunità e collegamenti, in grado di reperire informazioni e di fare ricerche. Sta dunque a noi ottimizzare queste possibilità ed eludere i tranelli di applicazioni e programmi che mirano alla modificazione del nostro comportamento, allo sfruttamento dei nostri dati. Pensiamo invece di utilizzare tutta questa magnifica potenza per arricchire il nostro sapere, per creare un’epidemia culturale.

In pochi attimi si può accedere a Wikipedia o all’enciclopedia Treccani, o altre fonti di conoscenza, costruire un nostro piano di studi, indagare “scaricare” collezionare immagini, suoni, scritti. Organizzare e trasmettere queste informazioni, creare gruppi di studio, classi, videoconferenze. Comprare libri on line, e in un baleno sapere di ogni autore l’eventuale produzione, “podcast”, e dunque ascoltare interventi o registrazioni inerenti e/o approfondimenti di quel dato autore. Attraverso YouTube siamo in grado trovare eventuali interviste, filmati e tutto nell’arco di pochi attimi. Possiamo dunque approfondire con questo metodo un qualsiasi interesse.

Come le piccole cose fanno grandi differenze

Prendiamo un autore non a caso, Malcolm Gladwell, digitando il suo nome su di un motore di ricerca, appariranno almeno cento articoli e interviste. Se i suoi fantastici libri non bastassero ad emozionarvi la sua storia e altrettanto avvincente. Giornalista dalle indubbie doti arriva negli USA dal Canada e subito si fa notare per il suo stile di scrittura riconoscibile tanto che oggi si parla di “Gladwellismo”. Dopo pochi anni dal The Washington Post arriva a quello che è considerato il salotto sacro del giornalismo letterario “The New Yorker”.

I suoi libri, molti dei quali best sellers, affrontano le tematiche sociali con un piglio interessantissimo, il primo della serie è “Il punto critico, l’effetto dei piccoli cambiamenti”. Forse il più “tecnico” dei libri di Gladwell, testo dove ancora non riconosciamo tutta la fluidità degli anni che verranno ma rimane uno scritto molto attuale e interessante. Come si crea una tendenza, o un movimento sociale o un prodotto di grido? Quello che si cerca di innescare è un’epidemia sociale, ovvero si sfruttano i “trend” le mode le nostre debolezze. Prendiamo come spunto una pandemia, riferimento del tutto non casuale: Quando un virus si diffonde, inizia con una persona – il Paziente Zero – che ammalatosi, infetta un gruppo di altre persone, che a loro volta passano il virus ad altri soggetti, e con velocità esponenziale il virus si diffonde. Idee, messaggi, comportamenti e prodotti possono nello stesso modo con cui si diffondono i virus propagarsi come un’epidemia sociale. Su questo meccanismo si incentra “Il punto critico” è un libro del 2000 che scaturisce in una qualche maniera dalla teoria sulla memetica, ovvero, sulla virologia delle idee, 1990 circa. Anche su Podcast Gladwell non manca, una serie di interventi e letture sono a lui dedicate. Su YouTube il nostro autore è presente e vi consiglio di vedere il suo intervento su di un altro suo affascinante libro “Davide & Golia”, link che non a caso re-indirizza ad un’altra piattaforma ricca di spunti TED (Technology e design).

Insomma, impariamo a contagiarci di cultura, scienza e informazioni a ritenerle, elaborarle e ad esporle. Questo mondo non ha più bisogno di contenitori, di nozionistica, ma di cervelli in grado di elaborare le nozioni, contaminare e gestire trasversalmente il sapere.

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Gabriele Andreoli
Prof. Gabriele Andreoli, socio “dell’American Society of Diplomacy and Political Science”, professore onorario dell’università Cattolica, Miami, USA, accademico in scienze sociali IASS, Florida, USA, scrittore e ricercatore.