Sono perlomeno 10 anni che in Puglia si discute sulla possibile introduzione della doppia preferenza di genere nella legge elettorale. Quella norma, ovvero, che permetterebbe agli elettori di esprimere non una, ma due preferenze tra i candidati (di una stessa lista) purchè di sesso opposto.
Una norma introdotta a livello nazionale per provare a garantire una più ampia partecipazione femminile ai consigli regionali. Una norma che però in Puglia soprattutto agli uomini seduti sugli scranni del Consiglio stesso sembra non piacere. Da una parte cinque anni fa la riduzione del numero dei consiglieri regionali, dall’altra la necessità di tagliare qualche altro posticino per far spazio a donne per il solo fatto che… per l’appunto… sono donne.
E probabilmente è stato proprio questo aspetto nel rush finale della scorsa legislatura a far cadere tutto con un voto segreto (voluto dalla maggioranza di centrosinistra) che ha bocciato la modifica della legge pugliese.
Poi, una volta fatta una campagna elettorale (di Michele Emiliano) con nel programma a caratteri cubitali il superamento di questa incongruenza tra la legge elettorale pugliese (peraltro già oggetto di censura costituzionale nel merito) e quella norma nazionale che impone la doppia preferenza di genere, l’oblio per quasi altri cinque anni sull’argomento.
Se si eccettuano, naturalmente, le puntuali ed a quanto pare abbastanza inutili richieste di portare la questione nel suo alveo naturale: il Consiglio Regionale.
E tra un traccheggio e l’altro siamo arrivati alla fine della legislatura. Tra la consapevolezza di quanti hanno fatto quasi sempre finta di interessarsi al problema, per poi dichiarare laconicamente che “non ci sono i tempi tecnici per procedere alla modifica” e quindi ad invocare l’intervento del Governo che risolva il problema, come un figlio maldestro che chiede al genitore di sistemare una marachella combinata.
Ma il problema è pugliese ed in Puglia dovrebbe essere risolto. Emiliano ha fatto sapere che nel suo programma c’è sempre stata la doppia preferenza di genere, ma che non può (se lo ricorda soltanto ora?) garantire la convocazione del Consiglio per il voto di questa norma in un lasso di tempo così limitato prima delle prossime elezioni del mese di settembre.
Antonella Laricchia, candidata presidente del Movimento 5 Stelle, spiega che la legge pugliese per la doppia preferenza si può e si deve votare. Secondo Federica De Benedetto, segretaria regionale di “Cambiamo!”, è puro cerchiobottismo quello del presidente della Regione Puglia. Anche per Teresa Bellanova, capodelegazione di Italia Viva nel Governo Conte la parità nelle liste con doppia preferenza di genere deve accadere “già dalla prossima tornata elettorale. Non aspettare 5 anni, prendendo in giro le donne”. “Non sarebbe solo una beffa – sottolinea Bellanova – sarebbe un imbroglio a danno della democrazia e della partecipazione”. “Il Presidente Emiliano – aggiunge – e i consiglieri regionali pugliesi facciano quello che devono. Altrimenti anche questa volta il re sarà nudo. E sarà uno spettacolo molto triste”.











