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Regionali 2020, le analisi della sconfitta del centrodestra in Puglia. Tra errori e sottovalutazioni

A mente fredda, mentre da pochi giorni i pugliesi si sono espressi nelle urne, confermando alla guida della Regione Puglia Michele Emiliano e la coalizione di centrosinistra, per il centrodestra regionale le domande e le analisi che è necessario fare sono molteplici.

Quali le cause di una mancata vittoria che ai più sempre una sconfitta ancor di più netta? E’ stata la scelta giusta quella di Raffaele Fitto come candidato unitario di tutta la coalizione? Che bilancio possono trarre da queste elezioni i partiti?

Che ruolo dovranno adesso avere in seno alla prossima legislatura? Soltanto opposizione dura o si può fare di più e meglio per presentarsi tra 5 anni in condizioni migliori rispetto alla maggioranza?

Domande complesse, che avrebbero bisogno di tempo e di risposte complesse. Certo, mentre molti sondaggi davano i due principali contendenti pressocchè alla pari, e la stessa cosa sembrava negli exit poll, fin dalle prime proiezioni reali dei voti è apparso chiaro che Emiliano ha saputo accentrare sulla sua figura i voti non soltanto della sua coalizione, ma anche di un ampia fetta di elettorato sia dei pentastellati che del centrodestra.

Ha funzionato l’allargamento alla società civile, anche coinvolgendo più o meno direttamente esponenti in passato vicino al centrodestra (Simeone Di Cagno Abbrescia, Francesco Schittulli…) mentre i danni subiti da Emiliano per esempio dalla scissione dell’Udc che ha lasciato il suo posto nella coalizione di maggioranza per appoggiare Raffaele Fitto sono stati decisamente marginali.

L’onda lunga della Lega, che aveva portato ad un vero e proprio plebiscito nelle scorse elezioni europee in Puglia si è bruscamente arrestata, mentre nel centrodestra il vero motore della coalizione l’ha svolto proprio Raffaele Fitto, che con la sua lista civica ha fatto registrare numeri importanti, oltre che tre seggi con Saverio Tammacco, Paolo Dell’Erba e Paolo Pagliaro.

E’ scesa anche la percentuale di voti di Forza Italia, che però in Puglia ha sostanzialmente retto, mantenendo una buona rappresentanza in Consiglio Regionale (4 eletti), mentre Fratelli d’Italia conquista 6 seggi, mandando in Regione un rappresentante per provincia.

Eppure non è bastato, e per il centrodestra in Puglia alla fine una mancata vittoria si è trasformata in una sconfitta netta.

Al tempo stesso Emiliano è perfino riuscito a concentrare maggiormente la sua maggioranza, che adesso dovrebbe comporsi soltanto di tre gruppi consiliari (Pd, Popolari e Civici), riducendo al minimo le frizioni ed i mal di pancia che troppo spesso hanno caratterizzato la passata legislatura e con l’obiettivo anche di allargare la maggioranza al M5S (sarà però difficilissimo convincere di ciò Antonella Laricchia).

A difendere le ragioni della scelta di Raffaele Fitto è il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Puglia Marcello Gemmato. Per il Parlamentare barese “la candidatura di Raffaele Fitto è stata la scelta giusta da parte di Fratelli d’Italia e del centrodestra”.

E Gemmato ne spiega i motivi.

“Lo testimoniano i numeri, sui quali è difficile opinare. Dai dati definitivi emerge infatti che la somma dei voti dei partiti che hanno sostenuto Fitto è pari a 694.536, mentre i voti che ha raccolto Fitto sono ben 724.928: una differenza di oltre 30mila voti, espressi alla persona Raffaele Fitto, a testimonianza del credito riscosso presso i pugliesi e a testimonianza della bontà della scelta fatta. I numeri ci dicono anche che Fratelli d’Italia in Puglia è passata dall’8.89% delle scorse elezioni europee al 12.63% ottenuto alle regionali; se a questa percentuale si somma l’8.42% della Lista Fitto si raggiunge il 21.05%. Purtroppo in Puglia si è però assistito anche a un forte arretramento degli altri partiti del centrodestra, con la Lega al 9.57% rispetto al 25.29% delle europee (-15.72%) e con Forza Italia all’8.91% rispetto all’11.11% delle europee (-2.20%)”.

Sarebbe questo il motivo della mancata vittoria per Gemmato.

“Nel complesso un arretramento di questi due partiti di quasi il 18%, mentre lo scarto tra Emiliano e Fitto è stato di meno dell’8%. I numeri certificano che questo arretramento, e non certo la scelta di Fitto come candidato presidente, è stata la causa della mancata vittoria del centrodestra alle elezioni per la guida della Regione Puglia”.

Ma basta paragonare europee e regionali? Sono gli stessi voti di cui stiamo parlando? Probabilmente no. Mentre alle europee spesso si vota il partito ed il leader, per le regionali, ed in generale per il voto amministrativo, le cose cambiano, ed entrano in gioco la forza delle liste, le persone in grado di accentrare il consenso dei territori e di fare la differenza.

Probabilmente al centrodestra pugliese è mancato anche questo. Non è stato capace di costruire in cinque anni e mezzo una seria alternativa politica a Michele Emiliano. Ed ha puntato su una campagna elettorale molto ideologizzata e legata all’appartenenza partitica.

Sbagliando però clamorosamente.

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Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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