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Legge contro l’omotransfobia. Alessandro Zan: “Serve una legge subito, non possiamo più fallire”

Martedì 20 ottobre sarà un giorno importante per la storia dei diritti umani nel nostro paese perché si ritornerà a parlare alla Camera dei deputati, dopo 25 anni di polemiche, ostacoli e divisioni, della legge contro l’omolesbobitransfobia. In attesa della discussione, ieri Bari è scesa in piazza per rivendicare la necessità di poter manifestare in sicurezza contro l’odio e la violenza e per confrontarsi anche sulle dinamiche di contrasto sul piano comunale e regionale. Un incontro organizzato da Mixed lgbti, Zona Franka e CItt! Rutigliano, con l’adesione di altre associazioni, insieme all’intervento di Alessandro Zan, deputato del Pd e relatore alla Camera per il disegno di legge.

Dobbiamo tutti ricordare quanto è avvenuto a Caivano e quanto accade in tutta Italia tutti i giorni – dichiara Leoluca Armigero, socio fondatore di Mixed Lgbti Baried è per questo che è fondamentale approvare il disegno di legge Zan alla camera, martedì 20. Quello che è successo a Caivano è soltanto la punta dell’iceberg, non è un caso isolato, ma è espressione di un problema sistemico che riguarda tutta l’Italia. Il disegno di legge Zan che agisce sul piano penale, ma anche  sul piano culturale va approvato senza alcuna rinuncia. Ed è per questo che vogliamo parlare di patriarcato che può sembrare una voce dissonante dalla realtà, ma è esattamente il suo nome”.

Il tema dell’omolesbobitransfobia e della misoginia è molto delicato perché, seppur la nostra costituzione sancisca la pari dignità sociale di tutti gli individui, ancora oggi rimangono impuniti atteggiamenti di sessismo e di omofobia anche negli ambienti educativi. “L’Europa e l’agenzia per i diritti umani – ha rimarcato Zan ci consegna un  quadro molto drammatico dove le vittime più vulnerabili dei crimini d’odio sono le donne e le persone  della comunità lgbti. Una legge arrivata al sesto tentativo in parlamento, la prima  proposta venne presentata da Nichi Vendola  nel 1996. Questa volta non dobbiamo più fallire e lo dobbiamo ai ragazzi e alle ragazze che ancora troppo spesso vengono cacciati di casa perché  si dichiarano gay, lesbiche e trans. Lo dobbiamo ai genitori che hanno paura che i propri figli possano tornare a casa con un occhio nero e una mandibola fracassata. Lo dobbiamo a tutti quei cittadini e cittadine che vogliono vivere in un paese più civile e migliore. Perché il caso di Caivano dimostra come Maria Paola sia stata uccisa da una cultura patriarcale, da una famiglia che non voleva quell’amore  e che ha incaricato il fratello per speronare lo scooter, spezzando una vita innocente e un amore che durava da tre anni”.

Il ddl Zan, seppur non sufficiente nel contrastare le discriminazioni, risulta comunque un  passo in avanti per incentivare una battaglia culturale e smuovere i servizi carenti a livello territoriale che da sempre trovano contrasto da parte delle destre poco liberali e non solo.  “In Polonia – prosegue il deputato Pd – sono stati perfino introdotte le ‘lgbti free zone’, luoghi in cui le persone omosessuali non ci possono andare, una cosa che ricorda il nazismo e su cui l’Europa debba alzare molto di più la voce. Dobbiamo dire a Salvini e alla Meloni di affrancarsi da quella destra e da quei partiti multi nazionalisti che stanno utilizzando  le persone Lgbti come capro espiatorio. Serve una legge subito, perché una legge fa cultura,  non c’è solo la parte penale, ma c’è anche la parte delle politiche positive come i centri  di discriminazione fondamentali per dare sostegno alle vittime di violenza, per dare assistenza legale e per sostenere i giovani cacciati dalle famiglie. Le case rifugio sarebbero un’ ottima  soluzione e, pensando  al caso di Maria Paola e Ciro, forse se la legge fosse già in vigore, quei due ragazzi avrebbero avuto una risposta da parte delle istituzioni, risposte che non hanno avuto perché in questo paese non c’è ancora nulla”.

Resta comunque una battaglia da portare avanti sul piano comunale e regionale, in quanto anche se il disegno dovesse venire approvato in tempi brevi, le associazioni Lgbti e le istituzioni devono confrontarsi quotidianamente e devono individuare i punti, le esigenze e i servizi carenti: il day hospital del Policlinico dedicato alle persone trans, i servizi sanitari offerti alla comunità Lgbti e l’educazione agli stereotipi di genere, affettiva e sessuale e il contrasto alle MST. “A livello regionale e comunale – prosegue Armigero siamo pronti a interloquire con i nuovi consiglieri, affinché i nuovi disegni di legge possano essere scritti. Con il disegno di legge Zan ci sarebbe la possibilità di presentare nuove proposte di legge  e di dimostrare che le tematiche che ci sono più a cuore non sono solo circoscritte  alla nostra comunità, ma possono riguardare tutte e tutti”.

Il 26 ottobre le istituzioni comunali presenteranno una mozione di fiducia al ddl Zan: “La città di Bari è con il ddl Zan – conclude Nicola Biancofiore, consigliere delegato al tavolo Lgbtqi del comune di Bari – abbiamo lavorato con la rete Re.a.dy sia Bari che in Regione Puglia. Il 26 ottobre la nostra mozione verrà portata in consiglio comunale, noi vogliamo che questo disegno di legge non debba rappresentare solo una parte, ma tutti. Dopo l’approvazione, che  mi auguro avvenga con una unanimità, il sindaco comunicherà al presidente e alla camera del senato la risultante” .

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Roberta Lobascio
Roberta Lobascio
Classe '90,laureata alla magistrale di scienze dell'informazione e editoriale. Appassionata di giornalismo: dal 2015 collabora con varie testate locali e blog culturali. Da sempre sostenitrice dell'informazione corretta, contro ogni manipolazione.

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