I resti dell’antica Chiesa di Santa Maria del Buonconsiglio rappresentano oggi uno dei siti storici e archeologici più importanti del centro storico di Bari. Il luogo di culto, ascrivibile al IX-X secolo, accessibile a tutti, si estende su un ampio spazio aperto a tre navate, divise da due pilastri, su cui si elevano le colonne. Tra le caratteristiche principali un affascinate pavimento tessellato della navata centrale, costituito da blocchetti di calcare e marmo con motivi a scacchiera, a rombi, a fiori, a losanghe o a reticolo.
Nonostante la stretta collaborazione tra il Comune di Bari e la soprintendenza per la tutela e il restauro, i resti della chiesa sono spesso oggetto di degrado, abbandono e atti vandalici e ogni tentativo di intervento non è sufficiente per contrastare un uso scorretto del sito archeologico che spesso non viene riconosciuto come ambiente di culto dagli stessi abitanti del posto.
In seguito alla candidatura di Bari come capitale italiana della Cultura, l’assessore alle Politiche culturali, Ines Pierucci, propone di ridare luce a questo pezzo di storia con un importante percorso di rivalorizzazione turistica che avrà come filo conduttore il culto di San Nicola: “In collaborazione con il Rotary e l’amministrazione stiamo provvedendo per realizzare un percorso di valorizzazione dei resti della Chiesa di Santa Maria del Buonconsiglio. – dice – Purtroppo i resti di questa chiesa sono oggetto di atti di vandalismo, essendo a cielo aperto e gli stessi abitanti nei pressi non lo riconoscono come un luogo di culto da tutelare”.
Il percorso sarà volto a valorizzare, attraverso un dialogo con le soprintendenze, tutta Bari Vecchia, dal Fortino alla Muraglia fino alla Cattedrale e ai resti della Chiesa di S.Maria del Buonconsiglio: “Un percorso Nicolaiano dedicato al culto sul quale abbiamo incentrato la nostra candidatura di Bari capitale italiana della cultura, sperando di vincere – prosegue l’assessora- a novembre si avranno i risultati e si potrà finalmente ridare luce a questo luogo, spesso dimenticato, oggetto di tante visite guidate che a Bari valorizzano già il nostro territorio.Tutte le volte che c’è stato un atto vandalico ci siamo rivolti alle soprintendenze in quanto loro sono le responsabili della pulizia e del ripristino del sito. Attualmente c’è nuovamente un dialogo per questo percorso di valorizzazione turistica“.
Un po’ di storia
I secoli della dominazione bizantina e normanna sono per Bari un periodo di particolare vivacità economica e culturale, che si riflette in particolare nel mondo dell’architettura religiosa. In un breve arco di tempo molte chiese sorgono a Bari molte dedicate alla Vergine, secondo una tradizione di probabile origine bizantina. Dopo la fine dell’emirato arabo, con un breve controllo da parte dei longobardi, nel 876 la città diventò il capoluogo del Théma di Longobardia, governato da un funzionario imperiale detto stratego che concentrava nella sua persona sia i poteri militari che quelli civili. Tra il 970 e il 975, Bari divenne la sede del Catapanato d’Italia retto da un funzionario d’alto rango, con giurisdizione su tutti i possedimenti bizantini del Sud. Il dominio bizantino durò ben due secoli sino al 1071, quando ebbe fine a causa della conquista normanna L’assedio di Bari (1068-1071), segnò l’ingresso nella città di Roberto il Guiscardo. L’organizzazione della rete ecclesiastica nel territorio di Bari in età bizantina è testimoniato da numerosi rinvenimenti. Attorno alle prime cattedrali cresce la città, che riprende il ruolo egemone rispetto al territorio circostante ed ha un notevole grado di organizzazione, case di abitazione, ospizi, pretoria, palatia, E si popola di piccole chiese per lo più private, espressioni di singole famiglie o di particolari gruppi etnici. In realtà ben poco ci rimane, in elevato, della primissima fase romanica, almeno per quanto riguarda l’architettura, abbattuta, ricostruita, ripresa e trasformata troppe volte a partire già da fine XI primo XII secolo.
Struttura dei resti della chiesa di S. Maria del Buon consiglio
Studiando gli elementi costruttivi essenziali della chiesa, si possono determinare due fasi principali. il prolungato uso dell’edificio sacro e il nuovo restyling imposto dalla committenza ecclesiastica nei secoli successivi consentono una classificazione delle varie fasi sulla base della tipologia decorativa delle pavimentazioni. L’edificio ascrivibile al IX-X secolo ha un a scansione interna a tre navate divise da pilastri Indizi sulla tipologia architettonica e decorativa di questa architettura sacra minore, sopravvissuta al rinnovamento del XI-XII sono piani musivi composti da formelle policrome di marmo e laterizi, con un decoro geometrico. A questa fase va ricollegato il sepolcreto emerso in interventi di scavo curati dalla Soprintendenza con sviluppo ed aggregazione di circa 20 tombe a fossa e a cassa. L’area cimiteriale occupava spazi prossimi allo sviluppo absidale. L’impianto basilicale a tre navate segue la tradizione paleocristiana che la “riforma gregoriana” intendeva rivitalizzare ma che in Puglia non era mai tramontata.. Alla seconda fase appartiene il pavimento tessellato della navata centrale costituito da blocchetti di calcare e marmo che racchiudono motivi decorativi variamente combinati. Di diversa realizzazione è la pavimentazione delle navate laterali costituita da lastre calcaree di varie dimensioni.
La prospettiva di lettura più importante della chiesa è l’uso di vari elementi di reimpiego, sia per le colonne, sia per i capitelli. Per l’impianto architettonico e decorativo non sono stati utilizzati elementi fabbricati ex novo ma pezzi architettonici recuperati da edifici più antichi, anche di età romana, secondo una prassi comune già in epoca tardoantica, appare chiaro che il reimpiego acquista nella chiesa una funzione ideologica, di esaltazione della committenza che intende dare dignità monumentale alla nuova fabbrica.
(Fonte Marisella Corrente, Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Bari)




















