Moltissime sono le notizie in TV sulla guerra in Ucraina, e forse lo erano ancora di più all’inizio. Pian piano l’attenzione sembra scemare. E sembra che non se ne voglia più sentire parlare. Si è passati dalla condanna della guerra a fornirle la legna per scaldarsi nell’attesa che si consumi l’evento.
Quale? Perché? Dove si vuole arrivare?
Intanto la cosa certa e drammatica è che sangue innocente è sparso. Di certo io non pregherei per le anime del purgatorio che sono cadute in guerra. Io pregherei per le nostre al momento destinate al purgatorio per ignorare questa situazione e non porre pace definitivamente al conflitto.
Presto saranno condannate di questo passo all’inferno se non smetteranno di vendere l’altro fratello per ideologie o mero istinto animale di sopravvivenza.
I russi in Ucraina intanto sostengono che a farsi del male siano loro stessi. Di fronte all’ambiguità bisogna cercare l’evidenza.
La Russia faccia sentire in tempi immediati la sua assenza. Liberi presto il territorio dalla sua presenza e se ci siano forze deliranti autolesionistiche allora si intervenga con forze d’ordine congiuntamente concordate a un tavolo di pace.
L’esistenza di situazioni ambigue e spargimento di sangue sono responsabilità che alti profili che si fanno da garanti e protettivi devono prevenire, eliminare, evitare.
Fiduciosi che la pace è possibile finché siamo umani: non un secondo in più deve vedere scorrere sangue e parole accorate dietro uno schermo di chi piange il suo popolo osservandolo, ascoltandolo, ma non tendendogli quella mano di pace che cerca.











