Quale futuro per l’Agenzia Regionale per le Politiche Attive del Lavoro? Il nodo è sostanziale, si tratta di capire se l’agenzia attualmente nelle mani dell’ex senatore Massimo Cassano sarà ancora gestita o no in un modo che trova forti e pressanti critiche dall’opposizione, ma anche da fronde della maggioranza, soprattutto all’interno del Pd pugliese.
Arriva, infatti, da 4 consiglieri regionali Antonio Tutolo, Fabiano Amati, Michele Mazzarano e Ruggiero Mennea la proposta di legge per avvicendare un amministratore unico che sancisca la decadenza dell’attuale direttore generale: “L’ARPAL ha ormai notevoli competenze e per la migliore gestione ci pare indispensabile nominare un amministratore unico con maggiori titoli culturali e d’esperienza, così da conseguire maggiore efficienza e trasparenza. Abbiamo per questo depositato una proposta di legge per sancire la decadenza del Direttore generale, come atto presupposto alla nuova stagione di ARPAL”.
Ma il nodo è anche politico. Michele Emiliano sul tema è irremovibile, e sta pensando a rispedire al mittente la proposta di legge, su cui già Fratelli d’Italia si è detta disponibile al voto favorevole, al massimo pensando ad un consiglio di amministrazione che possa affiancare l’attuale direttore.
Insomma, un Cassano-si o Cassano-no che si traduce in un braccio di ferro tra la minoranza Pd in Regione (con altri consiglieri invece che sembrano del tutto assenti dalla questione) e Michele Emiliano che sa tanto di politica e poco di esigenze di una Agenzia che negli anni ha mostrato tutte le sue pecche e vulnerabilità.
Il problema è scaturito da una inchiesta giornalistica dei giorni scorsi, che ha evidenziato come in Arpal abbiano trovato spazio (e lavoro) i quadri dirigenti di Italia Popolare, la formazione politica fondata proprio dal direttore generale dell’agenzia. Parenti ed affini alle dipendenze ed al libro paga dell’agenzia in questi anni. Ed a poco vale l’aver sottolineato, da parte di qualcuno, che il direttore non abbia recepito uno stipendio in questi anni. Il fato grave rimane che un’Agenzia con il compito istituzionale di trovare e creare lavoro per i pugliesi lo abbia fatto si, ma soltanto per alcuni.
Sarebbero in molte tra le 500 persone che Arpal impiega a chiamata diretta attraverso una Ati tra due enti di formazione e una società interinale: consiglieri comunali e parenti, dirigenti del movimento politico ed altri rappresentanti locali e parenti, tutti chiamati in maniera non illegittima, in quanto a seguito di contratti interinali a chiamata diretta, ma certamente poco opportuni.
Ed Emiliano non ci sta e risponde ai quattro consiglieri del Pd: “stiamo verificando che il principio fondamentale che ispira ogni attività della Regione Puglia, cioè il concorso pubblico, è stato rispettato. Se qualcuna delle assunzioni nelle agenzie interinali non è stata regolare, chiunque ha la possibilità di impugnarla, tenendo conto che è una massa di assunzioni enorme, parliamo di centinaia e centinaia di persone e che quindi come sempre in questi casi ci sono ricorrenze”. Dunque sposta il tiro sulla singola assunzione e non sul metodo al centro del mirino.
Pesanti anche le parole di Raffaele Fitto (FdI) che amplia il discorso parlando di un metodo-Emiliano: “Ma pensate davvero che si possano assumere amici, politici e parenti nell’Arpal solo perché lo decide Cassano? E pensate davvero che Lerario potesse scegliere da solo le aziende ‘amiche’ alle quali affidare milioni e milioni di euro di lavori senza gara? E potrei citare i casi Asset, Sanitaservice, Ager, Puglia Promozione o Apulia Film Commissione e continuare all’infinito… Pensate davvero che possa accadere tutto questo e che il presidente della Regione sia all’oscuro di tutto? Se fosse cos?, due sono le risposte: o al vertice della Regione abbiamo la versione maschile di Alice nel paese delle meraviglie o in Puglia c’è più di qualcosa che non funziona…”.
Strali arrivano anche dalla Lega: “Il presidente Emiliano venga in Consiglio regionale e prenda atto del fallimento della sua amministrazione regionale sotto il profilo gestionale e quindi politico. Speriamo che anche la vicenda dell’Arpal non sia sfuggita all’attenzione del governatore. Potrebbe essere tutto regolare, ma certamente la politica e le istituzioni devono quanto meno interrogarsi e dare delle risposte ai cittadini che fanno regolari concorsi e credono ancora nella correttezza delle procedure di accesso. Le uniche assunzioni che servono in questo momento, in attesa di fare luce su quelle sospette di parenti e amici del centrosinistra, sono quelle di responsabilità del presidente Emiliano e di chi lo sostiene. Noi siamo e restiamo garantisti, anche di fronte a giustificazioni che offendono la nostra intelligenza, e ci limitiamo a giudicare politicamente quanto sta emergendo. C’è un chiaro corto circuito, una questione morale che va affrontata in Puglia,”. Lo dichiarano il senatore Roberto Marti, segretario regionale della Lega in Puglia, il capogruppo della Lega in Consiglio regionale, Davide Bellomo, e i consiglieri regionali Giacomo Conserva, Gianfranco De Blasi e Joseph Splendido.











