Acciaierie d’Italia a Taranto ha avviato un percorso di formazione dedicato alla scuola-lavoro. Nella giornata di ieri l’amministratore Delegato di Lucia Morselli e il Direttore delle Risorse Umane Arturo Ferrucci hanno accolto e accompagnato in una visita alla scoperta dello stabilimento di Taranto gli studenti e il Dirigente Scolastico dell’II.SS Pacinotti-Fermi, Dott. Prof. Vito Giuseppe Leopardo.
Saranno 20 studenti delle classi quinte dell’istituto scolastico tarantino ad essere ospitati all’interno dello stabilimento di Taranto per tre settimane per un totale di 72 ore a studente. Durante la prima settimana è prevista una parte teorica in aula che comprende la formazione obbligatoria in materia di “Salute e Sicurezza sui luoghi di Lavoro”, nelle due settimane successive prenderà avvio la parte pratica: gli studenti, sulla base del loro indirizzo di studi, sono stati assegnati alle diverse aree e saranno seguiti da tecnici aziendali oltre che dai propri insegnanti per tutta la durata del progetto che si concluderà il 17 maggio.
Ma questa situazione proprio non è piaciuta all’associazione Genitori Tarantini.
“Niente da fare – scrivono in una lettera aperta – l’idea di voler mettere sotto scacco un intero territorio, mostrandosi come il “benefattore”, ha proprio messo radici solide nella testa dei dirigenti dell’acciaieria tarantina.
Per tre settimane, e per un totale di 72 ore a studente, gli allievi dell’Istituto si aggireranno in quello che Lucia Morselli ha definito, in un recente passato, lo stabilimento più moderno e sicuro d’Europa e che per noi resta ancora lo squallido esempio di come la produzione possa prendere il sopravvento sulla salute e sull’ambiente.
Se non fosse drammaticamente assurdo, ci sarebbe da ridere nell’apprendere che gli studenti dedicheranno la prima delle tre settimane alla formazione obbligatoria in materia di “salute e sicurezza sui luoghi di lavoro”, nell’azienda con una altissima percentuale di incidenti, spesso mortali, che sta cadendo a pezzi, che ancora oggi, con la produzione al minimo, rappresenta un rischio inaccettabile per la salute di lavoratori e cittadini.
E’ inaccettabile che giovani della nostra provincia debbano frequentare una azienda altamente inquinante che non offre la totale sicurezza personale, come più volte accertato dalle indagini sui vari incidenti verificatisi in questi anni all’interno dell’area dell’acciaieria.
“Il lavoro nobilita”, si dice, ma il lavoro che nobilita è solo quello che non danneggia se stessi e gli altri; non c’è nulla di nobilitante in un’attività che procura danni alla salute e all’ambiente.
I nostri giovani meritano altro; i nostri giovani meritano di più. Il loro percorso scolastico non è necessariamente legato a quell’industria produttrice di inquinamento incompatibile con la vita e la salute.
Come associazione Genitori tarantini, chiediamo ai genitori di questi ragazzi di tutelarli, di affiancarli nella scelta di un futuro diverso da quello imposto dalla collusione del Governo con l’azienda.
Vogliamo sperare che un minimo di buon senso prevalga e che il dirigente scolastico, Vito Giuseppe Leopardo, ci ripensi per il bene degli studenti a lui affidati, per il loro futuro, per una Taranto che torni ad essere amata da tutti i tarantini, ad iniziare dai più giovani, qualsiasi sia il loro percorso scolastico. Le ripetute violazioni delle norme in materia di sicurezza sul lavoro hanno fatto del siderurgico tarantino una fabbrica da sempre dispensatrice di morte. Il colmo si è raggiunto in occasione dell’incidente che è costato la vita ad un operaio di 35 anni, Alessandro Morricella, bruciato vivo. Ebbene, in questo caso, secondo la Procura di Potenza, il rappresentante della proprietà degli impianti, e cioè il commissario Laghi, in concorso con il Procuratore di Taranto, Capristo, fecero di tutto per affossare l’inchiesta. Se si vuole formare i giovani su ILVA bisognerebbe tenere corsi sul rispetto della legalità”.











