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Eutanasia e fine vita. Amati non ci sta e ripropone la proposta di legge

Fabiano Amati non molla sul fine vita. Secondo il consigliere regionale del Pd è legittimo (oltre che doveroso ed indispensabile) che le Regioni intervengano in una materia delicata e di dubbia competenza come il fine vita per colmare le lacune del Parlamento Nazionale.

E mette le mani avanti sul motivo (non l’unico) che ha portato la sua stessa maggioranza a bocciare la proposta in Aula: la competenza costituzionale riservata allo Stato e non alle Regioni.

“Ad evitare di sentire sciocchezze come quelle dei colleghi 5S, per giustificare un voto contrario alla proposta di legge sul fine vita, ricordo gli atti che attestano in modo inequivoco la competenza funzionale delle regioni sull’argomento. Ci sono, infatti, una circolare del Ministero della salute del 9 novembre 2021, sottoscritta dal Capo di gabinetto del Ministero della salute Tiziana Coccoluto, e i verbali di due audizioni, svoltesi in data 7 aprile e 15 dicembre 2021, dei Ministeri della salute e della giustizia dinanzi alla Commissione salute della conferenza delle Regioni”.

Quello che Amati non concepisce è la posizione della maggioranza alla Regione Puglia, che ha deciso di soprassedere ad una legge che con ogni probabilità verrebbe cassata di incostituzionalità.

Amati definisce, infatti, “vergognosa” la bocciatura della sua proposta di legge sul fine vita, e chiede l’intervento e l’aiuto di Enrico Letta e dei parlamentari del Partito Democratico.

“Continuare nel silenzio imbarazzato disonora la nostra presenza nelle istituzioni e genera numerose domande: dov’è Letta? Dove sono i parlamentari? Nulla da dire contro la scelta di Emiliano, in contraddizione con manifesti, programmi e buone intenzioni del Partito Democratico? Non si può tollerare la bocciatura di una proposta di legge, la cui finalità era addirittura nel programma elettorale dell’ultima campagna. Inoltre: stroncare la proposta di legge si pone addirittura come rifiuto di obbedire alle leggi, tenuto conto che le regioni sono obbligate a erogare la prestazione in virtù di una sentenza della Corte costituzionale e di diverse circolari del Ministero della Salute. La bocciatura della proposta è dunque irragionevole ed insensata, per cui questa mattina ho provveduto a ripresentarla”.

Un testo di legge pressocchè identico a quello appena bocciato che, in quanto tale, però con ogni probabilità sarà reso irricevibile dall’ufficio legislativo della Regione Puglia.

Cosa fare allora? La strada potrebbe essere quella di un coinvolgimento del Parlamento: la Regione Puglia potrebbe farsi carico della presentazione di una proposta di legge nazionale in materia, ad iniziativa dei consiglieri regionali (e già Lacatena di CON ha dato la sua disponibilità in tal senso). Resta però da capire come potrebbe un Parlamento con una maggioranza probabilmente contraria alla proposta di legge suddetta votarla, quando uno con una maggioranza decisamente di senso inverso (e favorevole) non è stato capace di legiferare sul fine vita. Non l’ha fatto il centrosinistra quando aveva la maggioranza, probabilmente non sarà il centrodestra ad accelerare su una materia che, però, una legge la merita. Qualunque essa sia. Il vuoto normativo è la soluzione peggiore.

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Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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