“Non consentiremo a nessuno di continuare ad abusare della salute dei tarantini, nella misura in cui si è certificato con una sentenza di Corte d’Assise che ha stabilito che qualcuno ha provocato in maniera illegittima la morte di tante persone. Questo è il dato di fatto con il quale il Governo si deve confrontare”.
Mentre il Consiglio Regionale discuteva ed approvava la mozione sui lavoratori dell’indotto dell’Ex Ilva il Presidente Michele Emiliano era a Taranto, dove ha risposto alle domande dei giornalisti sull’incontro che si terrà a Roma nella giornata di domani con il ministro Adolfo Urso dopo la decisione di Acciaierie d’Italia di sospendere 145 ditte dell’appalto.
“Il piano della Regione – ha sottolineato Emiliano – è semplice: innanzitutto fare di Taranto la capitale dell’idrogeno italiano ben sapendo che miracoli non esistono, ma nel tempo immaginiamo con l’idrogeno di eliminare qualsiasi emissione nociva dalla fabbrica. E solo a queste condizioni possiamo immaginare che Taranto continui per conto dell’Italia a svolgere questa funzione di produzione dell’acciaio”.
“Se invece qualcuno pensa, con la scusa della crisi energetica e delle difficoltà finanziarie, di continuare a far emettere da questa fabbrica sostanze nocive per la salute – ha concluso – sappia che questo sacrificio non può essere portato avanti”.
Ed a proposito dell’incontro di domani, parole chiare arrivano anche dal Ministero.
“Il governo non può essere sotto scacco, non siamo ricattabili da parte di alcuno. Questo vale per chiunque si confronti con l’Italia, è chiaro che l’azienda debba tornare sui propri passi”. Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
“Mi aspetto ad ore che l’azienda ci dia un segnale costruttivo rispetto a quello che ha fatto, senza nessun preavviso, nei confronti delle aziende dell’indotto e dei loro lavoratori”, aggiunge Urso.











