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Ex Ilva, 750 milioni per il rilancio di Acciaierie d’Italia. Urso: “Parte un tavolo permanente”

Rafforzare Acciaierie d’Italia attraverso l’aumento di capitale di Invitalia, partner pubblico della joint venture con ArcelorMittal, è stata la scelta del Governo per ridare fiato al settore siderurgico, comparto strategico per l’industria nazionale che vede in Taranto uno dei punti più importanti. Stretto tra la necessità di ambientalizzare il sito produttivo, rilanciare la capacità produttiva nazionale di acciaio, in linea con le necessità del mercato mondiale, e ridare fiducia ad un territorio che ha bisogno di vedere un futuro di lavoro, ma anche di salute e di salubrità, a differenza di quanto è stato fatto per 50 anni.

Ieri pomeriggio a Roma c’è stato un importante incontro presso il Ministero del Made in Italy, mentre i dipendenti di Taranto hanno manifestato il proprio dissenso alla strategia dell’immissione di denaro pubblico.

Incontro da cui è emersa la volontà comune di un tavolo permanente per accompagnare il rilancio industriale dell’azienda.

“Credo che questo tavolo, che sarà un permanente – ha sottolineato Urso – accompagnerà un percorso comune di rilancio industriale. Un programma per il rilancio industriale di Taranto. Convergenza importante tra i rappresentanti della Regione Liguria e Puglia e il sindaco di Taranto. Ci sarà un percorso parlamentare e siamo disponibili ad ascoltare richieste di miglioramento. Il prossimo tavolo è convocato tra un mese per ascoltare il Parlamento così formeremo l’accordo di programma” ha aggiunto Urso.

Il confronto con gli stakeholders è dunque aperto per l’attuazione di un programma per il rilancio green del polo industriale e del porto di Taranto. Il presidente di Acciaierie d’Italia, Franco Bernabè, avrebbe comunicato al Ministro quelle che sono le cifre del costo dell’energia per l’ex Ilva, passato da 200 milioni a 1,2 miliardi. Bernabè avrebbe anche spiegato che AdI è al lavoro con Dri Italia, società di Invitalia, per l’uso del preridotto di ferro nella produzione di acciaio ai fini della decarbonizzazione. Non è ancora, invece, stato chiarito il piano strategico di bonifica ambientale che interessa il sito tarantino.

“Il rafforzamento patrimoniale di 750 milioni ci consente di accedere ai mercati delle materie prime e delle risorse finanziare con uno standing diverso, uno standing in linea con lo status di sito strategico nazionale. A inizio agosto scorso il Ministro Giorgetti ha riconosciuto che l’azienda era finanziariamente fragile. Grazie al Ministro Urso oggi arriviamo alla fine dell’uscita dalla condizione di fragilità”.

Lo ha sottolineato durante l’incontro al Mimit l’amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli.

“Noi – ha spiegato Morselli – abbiamo un ciclo di cassa di sei mesi, prima di incassare passano sei mesi e noi dobbiamo solo pagare in quel mentre. Adesso possiamo accedere ai mercati finanziari, servirebbero due miliardi di circolante in un mondo ideale, ma possiamo farcela”. La manager di Acciaierie, stando a quanto riferiscono le fonti, ha sottolineato che “i soci quest’anno hanno dato un obiettivo di 4 milioni di tonnellate nel 2023 e 5 nel 2024. Le ambizioni del management sono superiori, e dipenderà da quanto sapremo essere capaci di ottimizzare le risorse finanziarie”.

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Redazione
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