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Sanità in Puglia, Stellato (IV): ‘Stop ai rinvii sul nuovo ospedale San Cataldo di Taranto’

Si è tenuta questa mattina alle ore 11.00 la conferenza stampa di Azione-Italia Viva a Bari nella sala “Campione” del Consiglio regionale Puglia.

L’oggetto della conferenza è stata la questione sanitaria e, in particolare, i ritardi per le nuove strutture ospedaliere. Dalla seduta, convocata dai consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Clemente, Ruggiero Mennea e Massimo Stellato, è stato definito l’esposto alla procura della Corte dei conti e all’Autorità anticorruzione per quanto concerne il nuovo ospedale Monopoli Fasano.

Per gli altri immobili, tra cui quello di Taranto, Andria e Maglie-Melpignano, ci sono dei ritardi ingiustificabili che necessitano di iniziative forti e concrete. Nel dettaglio il consigliere di Italia Viva, Massimo Stellato, si è soffermato sulla delicata situazione del San Cataldo della città di Taranto.

Lo stallo del San Cataldo di Taranto

“Stop ai rinvii sul nuovo ospedale s. Cataldo di Taranto. Le continue proroghe dei tempi di consegna sono ingiustificabili davanti alle richieste di salute dei tarantini, che meritano una sanità efficace e moderna. Ad oggi non è ancora possibile stabilire un termine per l’entrata in funzione del nuovo ospedale, visto che la consegna dei lavori è già slittata, dopo ripetuti rinvii, a fine luglio 2023”.

“Servono ancora 105 milioni di euro – prosegue Stellato – per arredi e attrezzature fatto, questo, che rende impossibile alla Asl aggiudicare le rispettive gare e genera il blocco del restante 15 per cento dei lavori edili. Per questo, oggi ho chiesto che sia la Regione ad anticipare la quota di finanziamento di competenza del Ministero”.

Nella conferenza mattutina il consigliere di Italia Viva sottolinea: “Questa fase di stallo è un danno alla comunità di Taranto e provincia, a cui tutti riconoscono la giusta priorità in termini di risposta di salute, per la sua emergenza sanitaria ed ambientale. È giusto su questo che la Puglia faccia quadrato per stringere i tempi, e che la Regione anticipi le risorse necessarie. La salute, almeno quella, non può attendere”.

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Redazione
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