È strano come si sente parlare di lager oggi, ma non si fa nulla di concreto perché in futuro n on si ripetano più certi orrori di un triste e recente passato. È assurdo come li si ricorda con dolore nelle commemorazioni senza preoccuparsi, però, del fatto che ne esistano ancora oggi, in giro per il mondo. Forse perché finché qualcosa non tocca in prima persona non appartiene.
Eppure si ricorda spesso le parole dei sopravvissuti sul fatto “che non interessava a nessuno, finché un giorno toccò anche a loro” e su questo hanno detto:”attenti!”.
Come un film dell’assurdo si raccontano fatti tra un intrattenimento e l’altro, tra un divertimento e l’altro trattando il tema del sangue e dell’odio dell’uomo contro l’odio. Come se questa situazione dovrebbe essere accettabile o perfino “normale”.
In TV si sentono violenze indescrivibili in troppi angoli del mondo. Persone fatte a pezzi, perfino mangiate. Vite che valgono meno di nulla. Crimini perfino peggiori di quelli posti in essere durante la seconda guerra mondiale passare con una sorta di tacito consenso e rassegnazione.
L’uomo del duemila si rivela troppo spesso privo di un’anima e di sensibilità perché subisce violenza quotidianamente attraverso la privazione dei diritti e della propria dignità.
A duemila anni dall’anno 0 l’uomo è tornato ad essere una bestia più feroce e più assetata che mai.
Di fronte a tutto questo e all’invio “solidale” di armi ricordiamo che se si ama e si aiuta non si fornisce un’arma ma il dialogo. Si gridi per avere ragione, si discuta vivamente, ma senza l’uso delle armi.
Un Uomo esattamente in questo arco cronologico ha insegnato che la vittoria non è rispondere con violenza alla violenza ma con la pace alla violenza. Ma questo non interessò a nessuno finché non si scoprì che nel fare del male al prossimo, il prossimo siamo noi.











