Dopo il via libera del Senato, avvenuto nella giornata di ieri, questa mattina con 144 voti a favore, 103 contrari e 16 astenuti, anche la Camera ha approvato in via definitiva il decreto legge sugli impianti di interesse strategico nazionale che riguarda l’ex Ilva di Taranto. “Così lo Stato torna in campo. Con l’approvazione, ad ampia maggioranza, del decreto Ilva poste le condizioni per il rilancio industriale, ora tocca all’azienda: investimenti, produzione, occupazione. Non molliamo. Insieme si può”. Questo il commento su Twitter il ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso nell’immediatezza del voto definitivo e della conversione in legge del decreto.
La norma dispone, tra le altre cose, la liquidità disponibile di 680 milioni di euro da parte di Invitalia ad Acciaierie d’Italia. I fondi sono destinati a un aumento di capitale per assicurare la continuità della produzione dello stabilimento di Taranto e per pagare i fornitori, in particolare quelli dell’energia. Previsto anche lo scudo penale e vengono introdotte nuove norme per in materia di sequestro e di amministrazione straordinaria.
Nella procedura di conversione in legge il decreto non ha avuto alcuna modifica sostanziale. Intanto, alla luce della nuova legge, nella giornata di oggi è previsto un importante Cda di Acciaierie d’Italia che dovrebbe decidere come ripartire i 680 milioni ricevuti in acconto dell’aumento di capitale per il rientro dello Stato in regime di controllo e maggiornanza dell’industria siderurgica.
Secondo anche la direzione presa e concordata nelle scorse settimane l’ordine di priorità dovrebbe essere debiti energetici, fornitori e riqualificazione. Ma c’è da superare il primo grande scoglio: i debiti più importanti di Acciaierie d’Italia è verso i fornitori di gas, che tuttavia proseguono nel rifornire i forni di un propellente indispensabile alla stessa vita dell’impianto. Non saranno soddisfatti completamente, considerando che ad oggi vantano crediti nell’ordine di 650 milioni di euro.











