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La Cgil in piazza a Bari a tutela della salute pubblica. Gesmundo: “Non arrendiamoci alle lobby”

Da “Nulla sarà più come prima a peggio di prima”. È il titolo scelto da Spi e Cgil Puglia per la manifestazione regionale che si è tenuta questa mattina a Bari a difesa della sanità pubblica e per ricordare le vittime del Covid, soprattutto anziani, nel giorno che nel 2020 fu di lutto nazionale. Tantissimi pensionati, ma anche lavoratori del settore, rappresentanze di tutte le categorie e territori, hanno riempito Piazza Prefettura, a reclamare un diritto costituzionale, quello alla cura e alla salute, esigendo qualità dei servizi e risposte veloci del sistema sanitario.

La Regione Puglia ha un bilancio con 425 milioni di debito, quasi interamente assorbiti dal bilancio sanitario, ma la scelta fatta dai palazzi del Governo Regionale sono quelle di una “razionalizzazione dei costi”.

Il timore, denunciato questa mattina in piazza durante la manifestazione organizzata in difesa della salute pubblica da Spi Cgil e Cgil Puglia è che le scelte della Regione Puglia si traducano, ancora una volta, in liste d’attesa più lunghe, meno prestazioni mediche, minore assistenza territoriale e domiciliare. Esattamente il contrario di quello che sarebbe necessario fare per garantire una cosa in fin dei conti molto semplice: sanità per tutti in ogni luogo della Puglia.

Per questo a Bari si sono viste le bandiere rosse della Cgil con centinaia di militanti e simpatizzanti che hanno chiesto a gran voce di non cedere di un metro sul terreno della sanità pubblica.

“Mi rivolgo direttamente all’assessore alla Sanità Rocco Palese – ha sottolineato dal Palco di Bari Pino Gesmundo, segretario regionale Cgil –  noi non ci stiamo, non si possono tagliare i fondi del territorio, non possono chiudere i piccoli ospedali. Abbiamo più volte denunciato la situazione disastrosa della sanità in Puglia, chiediamo a chi può fare scelte politiche di mettere al centro la salute e la dignità delle persone, non gli interessi delle lobby che lucrano sulla pelle dei cittadini”.

Ed ancora: “la sanità territoriale serve per evitare la obbrobriosa condizione dei pronto soccorso, in cui si verificano periodicamente conflitti tra utenti che pretendono una prestazione dignitosa e operatori sanitari che vivono l’enorme disagio di turni massacranti e sottopagati”.

Analizzando la situazione complessiva il sindacalista ha sottolineato come a livello nazionale il buco sanitario sia di circa 5 miliardi di euro, ma i fondi a disposizione impegnati dal Governo siano soltanto pari a 2 miliardi: “risorse insufficienti che ci porteranno ad essere peggiori dopo la pandemia, e non migliori, come pure tutti andavano dicendo”.

Sul palco di Bari anche lavoratori, su cui troppo spesso si scarica il malcontento dell’utenza, che lavora però sempre sotto stress e con palesi carenze di organico. Forte il messaggio lanciato da Enza Abbinante, dirigente medico del servizio sanitario pubblico. “Siamo lavoratori ma prima di tutto cittadini e quindi soggetti di diritto, come quello alla salute che ha valore costituzionale. Un tale diritto non può essere ostaggio del pareggio di bilancio. Avevamo l’orgoglio di lavorare nel sistema pubblico, oggi si è introiettato un linguaggio economico per cui si parla di costi, abbiamo accettato l’idea che la salute si riduce a prestazioni, che i livelli minimi di assistenza – che dovrebbero essere la base – sono un cielo da raggiungere. E se non lo fai ti riducono i finanziamenti. E che le liste di attesa non sono persone in carne e ossa, ma prestazioni, la salute è diventata spesa, non investimento. No, la logica non può essere quella del mercato. La salute Pubblica non è solo un diritto, è uno strumento di democrazia”.

La manifestazione è stata chiusa dall’intervento del Segretario generale dello Spi Cgil, Ivan Pedretti. “Che bella questa piazza, noi siamo in campo, lo sappiano”. L’allarme “è per quello che sta succedendo, una sanità pubblica che si sta ritirando facendo spazio ai privati. Che parlino i sindaci, perché la Costituzione affida a loro la tutela del diritto della salute, rivendicate con noi investimenti, presìdi. Il tema della salute è un tema generale, di tutti i cittadini e lavoratori. Il Governo deve trovare 10 miliardi per rimettere in sesto un pezzo di sanità. I servizi si sono ridimensionati, le liste di attesa sono lunghe. Così salta il sistema universale sanitario. Se si somma proposta di autonomia differenziata siamo prossimi al disastro. A questo ci opporremo, non è sostenibile avere un esame a sei mesi o un intervento a due anni con il rischio di non arrivarci se non ha risorse per andare dal privato. Non è da paese civile. Non ci fermiamo, faremo manifestazioni nazionali sul tema sanità”.

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Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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