HomePoliticaMense ospedaliere a rischio in Provincia di Taranto. Interrogazione di Scalera

Mense ospedaliere a rischio in Provincia di Taranto. Interrogazione di Scalera

Dopo le ispezioni di Nas di alcune settimane fa, e dopo aver riscontrato gravi carenze dal punto di vista igienico-sanitario, adesso una nuova tegola starebbe per abbattersi sulle mense ospedaliere della Provincia di Taranto, probabilmente destinate ad essere chiuse per lasciare spazio ad un centro unico provinciale di allestimento dei pasti ospedalieri.

Sulla vicenda interviene, con una nota, il consigliere regionale de “La Puglia domani”, Antonio Scalera, preoccupato soprattutto per le centinaia di posti di lavoro a rischio in tutta la provincia jonica.

“Sarebbero più di 100 i lavoratori delle mense ospedaliere che rischierebbero il posto di lavoro, alcuni assunti a contratto part- time e altri full time che da anni vivono una condizione di precarietà e di assoluta incertezza. Da notizie che da mesi circolano sempre con più insistenza si è appreso che sarebbe volontà da parte di INNOVAPUGLIA chiudere le mense ospedaliere degli ospedali di Taranto- SS Annunziata, Martina Franca, Grottaglie e Castellaneta. Tanto, per l’apertura di un unico centro cottura esterno e l’utilizzo del fresco caldo e del cook and chill (pasti surgelati), situato in Taranto – quartiere Tamburi; sappiamo tutti che un cambio così radicale esporrebbe i lavoratori al rischio occupazionale.

” La scelta sarebbe supportata dalla circostanza che le mense di tali ospedali non sarebbero munite di agibilità. Se tale dovesse corrispondere al vero bisognerebbe chiudere anche gli ospedali stessi.

“Cambiare strada, significherebbe, abbassare la qualità del cibo servito ai degenti, visto che negli ospedali arriverebbe cotto, freddo e in vaschette di plastica sigillate.

“Alla luce di tutto questo, ho fatto un’ interrogazione urgente alla Presidente del Consiglio Loredana Capone, all’Assessore alla Sanità Rocco Palese e al Direttore del Dipartimento Salute il Dott. Vito Montanaro, chiedendo di lasciare le cucine nelle sedi attuali, ciò eviterebbe un inutile esborso di spesa ai danni della collettività intera, nonché la garanzia della qualità del servizio e soprattutto del posto di lavoro dei tanti lavoratori che da anni vivono una condizione di precarietà e di assoluta incertezza”.

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Redazione
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