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Parcelle in contanti per 20 anni: 4,3 milioni di euro sequestrati ad un avvocato barese

Parcelle saldate in contanti per aggirare il fisco. Una pratica diffusa e consolidata che in oltre vent’anni di carriera ha portato un avvocato barese ad accumulare una ingente fortuna completamente in nero.

I Finanzieri di Bari questa mattina hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo di beni, per  un totale di oltre 4,3 milioni di euro, nella disponibilità di un avvocato barese.

Il sequestro è avvenuto alla fine di una complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Bari e svolta dalle Fiamme Gialle baresi, finalizzata alla ricostruzione del profilo di pericolosità sociale del professionista, anche in considerazione dell’enorme sproporzione tra il patrimonio dello stesso e dei componenti del suo nucleo familiare ed i redditi dichiarati.

In particolare, il destinatario del provvedimento di prevenzione è stato indagato dalla Procura della Repubblica di Bari nell’ambito di un distinto procedimento penale per l’ipotesi delittuosa di dichiarazione infedele, con riferimento al periodo intercorrente tra il 2014 e il 2020, in relazione alla quale è stato disposto a suo carico un sequestro preventivo di beni per oltre 2,9 milioni di euro.

Ulteriori indagini hanno fatto emergere come il professionista, per le annualità dal 2000 al 2020, avrebbe evaso l’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) per un importo totale di oltre 4,1 milioni di euro e l’imposta sul valore aggiunto (IVA) per un importo complessivo di oltre 2,1 milioni di euro, richiedendo ai propri clienti pagamenti dei compensi professionali in contanti senza dichiarali al Fisco. Tali evidenze troverebbero riscontro nelle stesse dichiarazioni rese dall’avvocato in sede di interrogatorio di garanzia, espletato a seguito dell’ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti dal G.I.P. del Tribunale di Lecce nell’ambito di altro procedimento penale.

Nello stesso verso anche le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia che hanno tutti riferito della “prassi” del professionista di ricevere somme in contanti. Circostanza, questa, che sarebbe avvalorata dal suddetto rinvenimento presso l’abitazione del figlio di oltre un milione di euro in contanti abilmente occultato e suddiviso in buste sottovuoto, che rispecchierebbe le modalità, descritte dai collaboratori, con cui l’avvocato si sarebbe fatto retribuire dai propri clienti.

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Redazione
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