La Francia in queste settimane sta letteralmente bruciando. Una vera e propria rivolta a macchia di leopardo che, partita dalla brutale ed assurda uccisione di un 17enne da parte di un esponente della Polizia transaplina, sta sfociando in saccheggi, devastazioni e continue manifestazioni anche violente che non accennano a diminuire nonostante gli appelli alla calma e le repressioni messe in atto dal Governo di Parigi.
Un malessere che, soprattutto tra i giovanissimi e nelle banlieu, arriva da lontano e probabilmente ha usato come pretesto la morte del povero ragazzo per dare la miccia ad una situazione che è esplosiva ormai da molti anni, tra multiculturalità forzata ed una integrazione che, soprattutto gli immigrati di seconda e terza generazione magrebini e del Golfo africano non riescono ancora ad accettare.
Dietro alle rivolte scoppiate in Francia si cela un disagio economico dei giovani delle minoranze etniche. Ne è convinto un terzo degli italiani (33,7%) intervistati nel consueto sondaggio settimanale di Termometro Politico realizzato tra il 6 e il 7 luglio. Solo il 15% indica nel razzismo strutturale delle forze dell’ordine e della società francese la causa scatenante dei disordini. Il 25% punta il dito contro la poca propensione all’integrazione delle minoranze, soprattutto quelle musulmane, mentre il 20,4% dà la colpa al numero eccessivo di immigrati che sono stati fatti entrare nel Paese e ai loro discendenti.

La maggioranza degli intervistati ritiene possibile che in futuro queste rivolte potranno scoppiare anche in Italia a causa delle disuguaglianze e discriminazioni verso le minoranze etniche (21,6%) o per il troppo afflusso di immigrati che in buona parte non si vuole integrare (39,9%). Il 33,3% considera ciò poco plausibile per due motivi: in Italia c’è meno razzismo (11,3%) e gli stranieri sono maggiormente spalmati sul territorio (22%).











