Quella di oggi è una giornata probabilmente cruciale per il futuro produttivo ed aziendale dell’ex Ilva, attualmente controllata da Acciaierie d’Italia, la joint venture tra Invitalia (socio pubblico) ed Arcelor Mittal (Socio Privato).
Intanto oggi la Corte di Giustizia europea si riunisce per stabilire se i decreti salva-ex Ilva approvati dall’Italia abbiano violato il diritto comunitario. Questa decisione permetterà, come immediata conseguenza, al Tribunale di Milano di pronunciarsi sull’eventuale fermo delle lavorazioni a caldo dello stabilimento di Taranto, in risposta al ricorso dell’associazione Genitori Tarantini che chiede, ormai da tempo ed a più riprese, la chiusura degli impianti.
Intanto il Tar della Lombardia deve decidere sulla sospensiva del provvedimento di Arera, l’autorità per l’energia, che ha disposto che la fornitura di gas da parte di Snam ad Acciaierie d’Italia debba interrompersi a causa del mancato pagamento delle bollette da parte dell’azienda siderurgica.
Se così fosse la conseguenza naturale sarebbe il fermo immediato della produzione, fermo restando che senza gas gli altiforni non possono funzionare e che l’azienda non ha la disponibilità economica (servono 100 milioni di euro soltanto per pagare parzialmente i debiti) per trovare un altro fornitore. Così come ha anche ricordato il presidente di AI Franco Barnabè nel suo intervento audito in Parlamento.
Intanto oggi a Roma ci sarà un nuovo incontro a Palazzo Chigi, tra sindacati e governo in merito all’ex Ilva. “Una convocazione conquistata dopo le iniziative di mobilitazioni con sciopero, messe in campo da Fim, Fiom e Uilm, a partire da quella del 28 di settembre tenuta a Taranto e con la successiva manifestazione nazionale del 20 ottobre di Roma, che ha interessato tutto il Gruppo di Acciaierie d’Italia, con una straordinaria partecipazione dei lavoratori diretti, di Ilva in Amministrazione Straordinaria, dell’Appalto e dell’Indotto. La piena riuscita della manifestazione e dello sciopero, ha costretto il Governo a convocare nuovamente un tavolo a Palazzo Chigi per confrontarsi con le stesse sigle sindacali di Fim, Fiom e Uilm” hanno annunciato nei giorni scorsi i metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil.











