Lo ha ribadito Amadeus: “Sanremo si ama”. Fa parte insomma del nostro immaginario collettivo. È una settimana in cui non si esce di casa, non si vedono parenti o amici, si va a letto tardi e si rimane sintonizzati fino alle 3 per vedere l’ultimo cantante in gara, o per non perdersi qualche ospite big e papere in stile Travolta. E poi la domenica? Si guardano interviste a destra e manca per essere sicuri di aver seguito tutto fino in fondo. Uno degli argomenti catalizzatori del Festival è stato, ancora una volta, l’outfit dei cantanti. Vestiti da preti, tutti luccicanti, da bad girl, da confetto di san valentino, bianco stile prima comunione, matrimonio pugliese, maalox e maalox plus, con giarrettiere o senza che per un momento ci fa dimenticare il tormentone con mollica o senza.
Poi c’è il fantasanremo, perché dietro ad un artista, ad una canzone, ad un evento tanto atteso, un po’ come avviene ormai a livello sportivo, non può non esserci qualcosa su cui scommettere per portare a casa un bel gruzzoletto. Non importa quale sia il significato della canzone, la profondità del testo e l’animo che muove certe parole e i suoi sentimenti. Quello che conta, è fare una squadra, vincente of course, unirsi ad altre leghe per sfidarsi. Così, come per il fantacalcio, l’importante non è seguire l’evento ma avere una squadra forte, aver puntato sul cavallo vincente, una deriva questa molto pericolosa. Ecco allora che dopo il calcio scoppia tra i “giovani “, tanto amati da mamma Rai, la passione per le scommes…pardon per la canzone italiana. Forse le storie di Tonali e Fagioli ci hanno insegnato ben poco.
E poi Sanremo è fatto anche di numeri. 30 artisti in gara, 5 serate, 74% di share, numeri. Sì, perché anche se di servizio pubblico si parla, dietro ci sono gruppi importanti che investono in pubblicità, e in qualche modo devono ottenere un ritorno, se non in vendite quanto meno in visibilità. Così avviene che, tra i vari sponsor, ci sia anche Eni, colosso del petrolio e gas che da tre anni supporta il festival della canzone italiana. Strano che lo faccia sponsorizzando le società green del gruppo, pensiamo a Enilive e Plenitude ponendo in essere quello che ai più attenti è parso come un vero e proprio greenwashing. A maggior ragione se si pensa agli investimenti, ingenti quello sì, che coinvolgono Eni sui combustibili fossili.
E poi c’è la politica. No Sanremo non è politica. Ma i cantanti sono pur liberi di dire quello che pensano, lo prevede d’altronde un pezzo di carta che si chiama Costituzione., per gli smemorati articolo 21 (no 31, quello è un gruppo che sicuramente conoscete).
I testi e le parole così come i pensieri dovrebbero forgiare le nostre idee. Se qualcuno pensa di far passare un messaggio, deve essere pur libero di farlo. Sta a noi, poi, decidere se quel messaggio va ascoltato o meno. Non ci soffermeremo qui sull’intonazione, sulla sbavatura dettata dall’emozione, sul timbro fuori fase o sui play back di alcuni ospiti fuori dall’Ariston. È vero, in questi cinque giorni la canzone italiana l’ha fatta da padrona, ma non bisogna dimenticarsi di quello che accadeva, accade e accadrà al di fuori del teatro e al di là dei nostri confini: diversi conflitti sono tutt’ora attivi e anche molto caldi. Alcuni cantanti hanno provato a sensibilizzare i telespettatori su alcuni temi di attualità politica internazionale che interessano tutti in maniera indistinta.
Lo ha fatto Ghali ricordando quanti provano la traversata del mediterraneo “Sogni che si perdono in mare Figli di un deserto lontano Zitti non ne posso parlare”. Lo ha fatto Dargen D’Amico ricordando le traversate dei migranti “Sta arrivando sta arrivando l’onda alta Stiamo fermi, non si parla e non si salta Senti il brivido”, specificando ai più che il “viaggio” avviene su carrette del mare e non sulla Costa Smeralda ormeggiata di fronte a Sanremo.
Insomma, Sanremo è pur sempre un’occasione per affrontare temi di scottante attualità e non solo per decidere la canzone più bella, ma in fondo meglio parlare del qua qua qua che della guerra, meglio sostenere di essere dalla parte di Israele e della comunità ebraica piuttosto che invocare a gran voce il cessate il fuoco da ambo le parti.
Meglio un comunicato letto da zia Mara che comparire in pubblico e affrontare la situazione in prima persona.
Anche quest’anno Sanremo è finito e anche quest’anno la lezione la impareremo l’anno prossimo.











