Nove punti nelle ultime quattro partite per il Venezia. Un punto nelle ultime quattro sfide per il Bari. La differenza tra Venezia e Bari è tutto nel periodo che le due squadre stanno attraversando.
I pugliesi nonostante il cambio di allenatore non riescono a trovare continuità di prestazione e soprattutto di risultati, e vede allontanarsi sempre di più i playoff. Anzi, deve preoccuparsi di una classifica che ora si fa deficitaria e che ora vede soltanto cinque squadre alle spalle dei galletti. Dall’altro lato un Venezia che dimentica la sconfitta nel big match della scorsa settimana con il Como e si riporta al terzo posto della classifica superando proprio i lariani che si fermano a Cremona.
LA PARTITA DI OGGI
In una domenica piovosa sono quasi 800 i sostenitori biancorossi che riempiono il settore ospiti del Penzo di Venezia, e si fanno sentire fin dai minuti di riscaldamento. Chiedono un cambio di passo, ma soprattutto di mentalità ai calciatori baresi, che devono dimostrare di potersi tirare fuori da un periodo decisamente negativo.
Ma la partita racconta tutta un’altra storia. Il tempo di guardare la disposizione delle due formazioni in campo e già il Bari è sotto di due gol. Due azioni fotocopia, due calci d’angolo toccati di testa da Svoboda in proiezione offensiva che trovano assolutamente impreparata la difesa del Bari e due deviazioni di prima intenzione di Gytkjaer ed Altare. Brenno raccoglie due volte la palla in fondo al sacco e per il Bari si mette malissimo.
Lentamente il Bari riparte e cerca di conquistare il centrocampo ed il pallino del gioco. Ma il Venezia fa quel che sa fare meglio: verticalizzare velocemente e cercare cambi di gioco sfruttando le fasce con risalite al fulmicotone (soprattutto di uno strepitoso Candela). Puskas fa a sportellate, ma non le vince quasi mai. Nasti sbatte contro un Altare forse sprecato in Serie B. Dall’altro lato del campo Pohjanpalo dimostra di meritare il titolo di Mvp dello scorso mese della Serie B e Tessmann predica ordine a centrocampo.
Dai e dai il Bari ci prova e riapre il match con Puskas finalmente bravo ad infilarsi nell’area lagunare e superare Joronen con una precisa conclusione.
Nella ripresa il Bari inizia con il piglio giusto. Esce anche il sole, ma i ritmi calano su un terreno sempre molto pesante e dove correre palla al piede è una gran fatica. I pugliesi ci provano, ma le occasioni migliori capitano sempre ai padroni di casa di mister Vanoli, che sfiorano ancora il gol con Zampano, mentre uno squillo dei baresi con Sibilli da lontano non può creare troppi pensieri a Joronen.
Nel finale, poi, quando saltano gli schemi e Iachini sbilancia il bari con Morachioli, Kallon e Achik a tutta fascia, per il Venezia è gioco facile lanciarsi in contropiede e, dopo alcune buone occasioni, trafiggere ancora il Bari con il suo capocannoniere.
Non il peggiore Bari della stagione. I galletti hanno provato a raddrizzare una partita messasi subito malissimo, ma hanno trovato di fronte un valido muro difensivo di una squadra che non ha mai rinunciato ad essere pericolosa e che merita assolutamente di combattere fino alla fine con Cremonese e Como per il salto diretto di categoria.
Troppo poco questo Bari per poter pensare di prendere punti in laguna, e troppe amnesia difensive, questa volta anche su calcio piazzato. Due gol (ed avrebbero potuto essere anche di più) presi su calcio d’angolo a cui si è aggiunta la cronica difficoltà a creare occasioni da rete.
No. Così non va. La classifica parla chiaro. Bisogna portare a casa una salvezza ancora tutta da costruire. E la Serie B, lo insegna la storia anche recente, non perdona nessuno.











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