Proseguono le tormentate vicende giudiziarie per l’ex impianto Ilva di Taranto. Nella giornata di ieri il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Potenza Ida Iura ha emesso un nuovo decreto di sequestro degli impianti dell’area a caldo dell’ex Ilva, su richiesta della procura lucana: “È evidente – ha scritto il gip nella sua richiesta – che l’utilizzo criminale dello stabilimento a fini di profitto in spregio persino agli accordi presi per ridurre l’impatto mortale delle lavorazioni non può che essere arrestato sottraendo la disponibilità delle aree in cui avvengono le lavorazioni che hanno determinato la compromissione dell’ambiente, della salute dei lavoratori e della popolazione residente”.
La nuova misura della magistratura potentina appone dunque nuovamente i sigilli ad alcuni dei reparti ritenuti causa di emissioni nocive tra il 1995 e il 2012: Area Parchi Minerali, Cokerie, Agglomerato, Altiforni, Acciaierie e infine l’area Gestione Rottami Ferrosi.
Il processo “Ambiente Svenduto” ha recentemente subito un duro stop dopo che la Corte d’Assise d’Appello di Taranto ha annullato la sentenza di primo grado a carico di 37 imputati e tre società e decretato l’invio di tutti gli atti a Potenza.
Da quel trasferimento ad altro tribunale i nuovi giudici lucani hanno dunque dovuto fare una ennesima ricostruzione dei fatti – che nel processo tarantino aveva inchiodato proprietari e manager dell’acciaieria, oltre a diversi amministratori locali – sulla base degli elementi raccolti dalla procura di Taranto nell’inchiesta condotta dai carabinieri del Noe di Lecce.











