A dispetto della lunghezza del suo nome anagrafico, Eugenio Roberto Antonio Telesforo, stride simpaticamente il suo nomignolo d’arte: Gegè. Solo quattro lettere, come jazz, o come scat. Il jazz è un modo di vivere, di essere, e musicalmente lo si può suonare e cantare in vari modi. Telesforo ha scelto lo scat, che è una improvvisazione vocale fatta di fraseggi simili a strumenti, senza senso e accattivanti. Tutti i grandi del jazz ne hanno fatto e ne fanno uso nei loro concerti, da Ella Fitgerald a Cab Calloway, a Bob Mc Ferrin. Ma Gegè ne ha fatto il suo mood preferito, raffinandolo sempre più con l’esperienza fino ad identificarsi con esso. Oggi possiamo dire che Telesforo è il più autorevole maestro di scat in Italia, e fra i migliori esecutori a livello internazionale.
Nato a Foggia, Eugenio è polistrumentista, compositore, produttore, conduttore radiofonico e televisivo (molti lo ricordano in “DOC” alla fine degli anni ’80 con Renzo Arbore, di cui è stato il pupillo). Può vantare numerose e prestigiose collaborazioni: con Jon Hendricks, Dizzy Gillespie, Dee Dee Bridgewater e, in Italia, con Lucio Dalla e Georgia. Questo dimostra quanto sia apprezzato e stimato.
A marzo è uscito il quindicesimo album della sua carriera, “Big Mama Legacy”, per l’etichetta statunitense Robeadope: è un affettuoso omaggio allo storico locale di Trastevere dove si suonava jazz dal 1984, e che, dopo la chiusura ai tempi del covid, purtroppo non ha più riaperto; ma nel titolo del disco ci piace leggere anche un doveroso tributo alla grande mamma Africa, dalla quale viene gran parte della nostra attuale cultura musicale.
Il concerto al Teatro Forma per la stagione invernale dello stesso Teatro, sotto la direzione artistica di Carlo Gallo, ha registrato il sold out, e il musicista ha ripagato il pubblico nel migliore dei modi, ispirandosi a quello che una volta ebbe a dire Duke Ellington: “Questa sera vi suoneremo dei blues, e alcuni non blues”. E con la vecchia mitica “Jam in the Night” Gegè ha inaugurato la sua consueta escursione nella fucina che fonde jazz, blues, soul, funky, con qualche strizzatina anche allo swing, in cui gli ascolti di una volta si mescolano alle intuizioni di oggi. Si percepisce quel funky a tutto tondo alla James Brown, e non è che l’inizio. E’ grande affiatamento fra i componenti del gruppo: energia e sinergia che si innestano con classe. L’interplay si configura come qualcosa di naturale e non studiato o meditato. “Il jazz è una malattia auto immune” dice Telesforo e arrivano i pezzi del nuovo disco: “Birthday Party n. 61” , “Big Mama”, “The Perfect Yo”. Tutto bello, perfetto, scanzonato, sottilmente ironico, godibilissimo, tutto ‘groove’, quella serie ritmica reiterata e ciclica, con piccole variazioni, appena percettibili. Non sai se la voce segue lo strumento o viceversa. E non è facile riuscire a trovare una definizione appropriata, fin quando ne dà una geniale lo stesso Gegè: “E’ musica afro meridionale”.
Col passare del tempo si prende nota delle eccellenti qualità dei componenti del gruppo. E arriva il momento in cui Telesforo li presenta ad uno ad uno: i gemelli Matteo e Giovanni Cutello, rispettivamente tromba e sax contralto, Vittorio Solimene alle tastiere, Michele Santoleri alla batteria, Christian Mascetta alla chitarra. Sono tutti giovani talenti, al di sotto dei 30 anni: Gegè li ha scoperti nel corso delle sue esperienze, in Sicilia e in Abruzzo e, facendogli da chioccia, ha iniziato una collaborazione che dura da una decina di anni. Sarebbe un azzardo definirli ‘acerbi’: non solo sono puntuali e sicuri negli interventi e negli assolo, ma mostrano creatività e personalità. Segnatevi loro nomi perchè ne sentiremo parlare ancora.
Tra introduzioni soliste di gran pregio e qualche breve chiacchierata sfilano “The Light Around the Corner”, “Galaxy”, una splendida versione di un soul funky del 1977 dei War, “Yao”, dedicata all’Africa (non poteva mancare) dove spesso Telesforo si reca, il “Bluesaccio finale”, dialogo serrato voce-chitarra.
Il bis è “This Is for You” e il pubblico batte il ritmo fino all’applauso totale.
Gianfranco Morisco











