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Le sfide che attendono la Puglia sono tante: posizionamento extra Ue difficile per logistica, costi e catena del freddo, sostenibilità e innovazione tecnologica. I rischi tra i quali cambiamento climatico, eventi metereologici estremi, mancanza di manodopera agricola, abbondanza di risorse idriche, sono noti.
Eppure, il bicchiere è mezzo pieno. A confermarlo, Luciana Di Bisceglie, presidente di Unioncamere Puglia: «I dati del Sismografo confermano la buona salute economico-finanziaria del settore ortofrutticolo pugliese e il suo successo sui mercati esteri. Siamo di fronte a prodotti di grande qualità, che rispecchiano la nostra identità agricola e creano lavoro. Le nuove sfide: posizionarsi anche fuori dall’Europa, scommettere sulla sostenibilità e abbracciare l’innovazione tecnologica. La scommessa è esportare prodotti ma anche know how». Proviamo allora a leggere insieme i dati pubblicati.
FRUIT LOGISTICA DI BERLINO 2025: ORTICULTURA PUGLIESE
Con 80mila ettari di coltivazioni e 3 milioni di tonnellate di ortaggi prodotti nel 2023, la Puglia è la prima regione d’Italia in orticoltura per superficie dedicata e volumi produttivi, davanti a Sicilia ed Emilia-Romagna. Più di 7000 le imprese attive nel settore e più di 2000 gli addetti operanti nel comparto. Una presenza terza solo a Sicilia e Campania a livello nazionale per numero di aziende orticole presenti in Italia. Notevole il numero delle varietà offerte, dominante la presenza di brassicacee (rape, cavolfiori, broccoli, cavoli cappucci). Puglia prima per produzione di pomodoro industriale, resta indietro solo a Emilia Romagna e Sicilia per produzione di pomodoro da tavolo. Buona anche la produzione di sedano, prezzemolo, cetrioli, finocchi e asparagi dove primeggiamo a livello italiano.
Presenza importante e predominante di produzione “in piena aria”, ossia all’aperto, poche almeno per ora le imprese specializzate in colture protette in serre. Esiste poi una nicchia di aziende, sono 56 in Puglia, che produce colture “fuori suolo”. Una piccola avanguardia come ricordato dal Prof. Pietro Santamaria, Professore Ordinario di Orticoltura e Floricoltura presso l’Università degli Studi di Bari, che consente la crescita delle piante in soluzioni nutritive con tecniche differenti ad esempio l’idroponica. I bacini più produttivi in Puglia sono localizzati nel foggiano con oltre 2mila e 400 imprese e più di 9 mila addetti totali. Spiccano anche i numeri del Salento con l’asse Leverano-Nardò-Lecce e il Brindisino. Stupisce l’assenza di aziende che superano i 50 milioni di fatturato mentre tra i 10 e 49 milioni troviamo la presenza di tre aziende regionali.
FRUIT LOGISTICA DI BERLINO 2025: TREND E ESTERO DELLE IMPRESE PUGLIESI
Sicuramente c’è un trend in crescita per numero di addetti operanti nel settore e per imprese presenti sul territorio. Si riducono invece le e superfici dedicate all’orticoltura in Puglia (97mila ettari nel 2007, 80mila nel 2023). Per quanto riguarda la produzione, dato stabile sulle 3 milioni di tonnellate di prodotti orticoli (quasi lo stesso dato del 2015 con vari saliscendi ciclici). A fronte di questi dati, non stupisce la linea di tendenza in chiara crescita per il valore dei prodotti orticoli, grazie anche alle notevoli spinte inflattive degli ultimi anni.
A livello export, la Puglia ha esportato ortaggi per 372 milioni di euro, quasi l’11% dell’export nazionale. La Puglia è la quinta regione d’Italia dopo Veneto, Campania, Emilia-Romagna e Lombardia. Fra i mercati più ricettivi verso gli ortaggi pugliesi, la Germania è il più importante di tutti, con 135 milioni di euro di merce esportata, primo posto per distacco davanti a Francia e Austria e un’incidenza del 36% sul nostro export di verdura. Un trend che non potrà che crescere poiché secondo una rilevazione di OEC (Observatory of Economic Complexity) i principali Paesi target della Puglia hanno visto quasi tutti nell’ultimo lustro crescere la loro quota di importazioni. Il risvolto della medaglia è che alcuni di essi (Spagna, Francia, Paesi Bassi) sono diventati anche più attivi come Paesi esportatori, per giunta assieme a nuovi player molto agguerriti (Turchia, Polonia, Marocco ed Egitto), che verosimilmente nei prossimi anni contribuiranno a fare concorrenza alla verdura italiana in Europa. I partner commerciali più rilevanti della Puglia, ad eccezione della pur vicina Tunisia, sono tutti nel continente europeo, una scelta dettata probabilmente dai costi logistici e dalla complessità delle catene del fresco e del freddo in funzione della distanza. A questo fattore si aggiunge verosimilmente la tendenza a prediligere mercati meno remoti e più conosciuti. Rispetto al 2018, il commercio estero dell’orticoltura pugliese cresce di 155 milioni di euro (terzo risultato italiano per incremento del valore, dopo Lombardia ed Emilia-Romagna).
Non vanno dimenticati i grandi big della terra, Usa e Cina, paesi nei quali il nostro export ha valore marginale, difficile sarà ritagliarsi uno spazio anto più che nel frattempo le Americhe sono sempre più coperte dall’espansione di player quali Messico e Canada, mentre in Asia cresce di anno in anno la capacità esportatrice di Thailandia e India. Ad ogni modo i dati confermano una buona salute delle imprese pugliesi del settore con dati significativi tra ebit, roe e incremento degli investimenti.
FRUIT LOGISTICA DI BERLINO 2025: COSA MIGLIORARE IN PUGLIA
Sicuramente la diversificazione e il posizionamento di alcuni prodotti per i quali la percezione del valore può certamente essere migliorata. Guardare all’export senza dimenticare il lavoro sul territorio nazionale. Alleanze strategiche con aziende di trasformazione e packaging possono fare la differenza in un mondo che va sempre più veloce e in cui il pronto e subito sono sempre più richiesti. Infine un’offerta qualificata e sostenibile, perché l’occhio del consumatore è sempre più attento nei confronti delle imprese che lavorano in modo etico.











