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Norma anti-sindaci: la Regione non si oppone al ricorso. Ma perchè non la cancellano?

Perché mai dovrebbero opporsi al ricorso del Governo nei confronti di una norma che, pur se votata dalla maggioranza del Consiglio Regionale, è stata pressoché unanimemente considerata da tutti un vero e proprio blitz politico?

Si ritorna, ancora una volta, a parlare della norma anti-sindaci, che nessuno vuole ma che nessuno calendarizza per la cancellazione, dopo l’approvazione con il bilancio dello scorso 31 dicembre da parte dei Consiglieri regionali.

La Giunta regionale ha approvato nel pomeriggio di ieri una delibera con la quale si sostiene che non sussistano ragioni per resistere dinanzi alla Corte costituzionale all’impugnazione dell’art. 219 della L.R. n. 42/2024.

La norma in questione, come già anticipato, è quella che richiede ai sindaci che intendano candidarsi alle prossime elezioni regionali di decidere ben 180 giorni prima della scadenza della legislatura.

Il Consiglio regionale con l’ultima legge di bilancio ha infatti riformato la legge elettorale che, invece, prevedeva che i sindaci interessati a candidarsi avrebbero dovuto dimettersi “non oltre il giorno fissato per la presentazione delle candidature”.

La disamina tecnica dell’Avvocatura e l’istruttoria condotta dagli Uffici competenti hanno evidenziato l’irragionevolezza della norma introdotta dal Consiglio regionale che limita in maniera sproporzionata il diritto di elettorato passivo di cui all’art. 51 Cost., con non secondarie ripercussioni sulla stabilità e sulla durata del governo dei territori locali.

La norma sottoposta al vaglio della Corte è stata fortemente avversata dai sindaci pugliesi e dall’Anci proprio perché in contrasto con il principio costituzionale di piena libertà di accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza.

In tale contesto, la giunta regionale oggi ha approvato la delibera.

Ma se è così tanto irragionevole, perchè non si torna in Aula e si cancella? Chi li convince i consiglieri regionali a fare questo passo indietro? Ecco allora la soluzione che sta bene a tutti: il Governo impugna la norma, la Corte Costituzionale la dichiara illegittima e tutti sono contenti: i consiglieri regionali che hanno fatto di tutto per difendere i loro “posti” nelle liste elettorali, i sindaci che si sono sentiti (giustamente) defraudati di un loro diritto, e perfino Michele Emiliano che non sarà costretto a scontentare qualche consigliere-prossimo candidato con un “ordine perentorio” a cambiare le cose.

Come la Tela di Penelope: tutti sanno che va sfilata, ma nessuno vuole prendersi la responsabilità di tirare il filo. Oppure, ad essere malpensanti, si vuole evitare di contarsi nell’Aula consiliare a pochi mesi dalle elezioni: potrebbero esserci sgradite sorprese per qualcuno.

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Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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