È finita ieri mattina all’alba la latitanza di Fabio Perrone, l’ergastolano evaso il 6 novembre approfittando di un esame medico a cui doveva sottoporsi al “Vito Fazzi” di Lecce. La fuga dal reparto della struttura ospedaliera di Lecce sembrava tratta da un film holliwoodiano. Il Perrone era riuscito ad impossessarsi della pistola di uno degli agenti della penitenziaria che lo scortavano, a sparare all’impazzata in corsia per farsi strada ferendo tre persone e, infine, a minacciare nel parcheggio una donna rubandogli la macchina per poi far perdere le sue tracce.
L’uomo, soprannominato “triglietta” era originario di Trepuzzi e si era nascosto proprio nel suo paese natale in questi due mesi. Al momento dell’arresto il latitante aveva con sè un kalashnikov, una pistola e ha provato a reagire scappando sul terrazzo.
“In questi due mesi di indagini ci sono stati tentativi di depistaggio da parte di chi lo copriva – ha commentato il vice questore di Lecce, Sabrina Manzone dopo l’arresto – Ci è stato riferito che era in Albania e in Montenegro ma non si è mai mosso dal suo paese natale: Trepuzzi. Era coperto da un incensurato, che abbiamo arrestato, perché quello che avevamo capito è che c’era una fitta rete di persone che lo proteggeva, persone insospettabili. La soddisfazione è grande”.
Soddisfazione per l’operazione è stata espressa dal presidente della Giunta regionale, Michele Emiliano che ha commentato in unanota stampa: “Esprimo la mia gratitudine al Questore di Lecce Pierluigi D’Angelo e alla Polizia Penitenziaria di Lecce che dal 6 novembre, giorno della fuga di Perrone, hanno profuso un impegno straordinario per assicurarlo nuovamente alla giustizia”.











