Una riforma che sostanzialmente non riforma nulla. Semplicemente integra la fattispecie che nel 2020 era prevista per un intervento correttivo da parte dell’allora Governo, ma non cambia il regime sanzionatorio per la mancata parità di genere nelle liste elettorali.
E dunque resta tutto inalterato.
Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza con 28 voti favorevoli e 9 voti contrari (Emiliano, Amati, Leo, Mazzarano, Laricchia, Galante, Casili, Barone e Di Bari), la proposta di legge di modifica alla legge elettorale regionale.
Di fatto, con un emendamento bipartisan proposto dai capigruppo Campo (PD) e Conserva (Lega), è stato sostituito il testo della proposta di legge che era stata approvata dalla VII Commissione, di cui era prima firmataria la consigliera Parchitelli (PD), che recepiva il contenuto relativo alla doppia preferenza di genere, già introdotto con l’intervento sostitutivo statale nel 2020, da cui è conseguito, in caso di due preferenze espresse dall’elettore per candidati del medesimo sesso, l’annullamento della seconda preferenza.
Ma la norma poi sostituita prevedeva, e da qui il nodo politico risolto ieri con un sostanziale annacquamento della riforma, che all’interno delle liste presentate per l’elezione al Consiglio regionale, i componenti dello stesso sesso non fossero rappresentati per più del 60% del totale, pena l’inammissibilità della lista stessa. Questo è venuto meno, per cui resta in vigore una sostanziale multa per le liste che non rispettino il rapporto 60%-40% tra i due sessi, e non già l’inammissibilità della lista, con la conseguente esclusione dalla competizione elettorale.
In buona sostanza, la riforma votata ieri in Consiglio Regionale disciplina che ciascun elettore può esprimere uno o due voti di preferenza per candidati della lista da lui votata, scrivendone il cognome, oppure il nome e cognome, sulle apposite righe poste a fianco del contrassegno. Qualora dovesse esprimere due preferenze, queste non possono riferirsi a candidati dello stesso sesso, pena l’annullamento della seconda preferenza.
Resta quindi inalterata la norma riguardante la composizione delle liste dei candidati con cui è assicurata la rappresentanza di entrambi i sessi. In ogni lista nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al 60 per cento e in caso di mancato rispetto di tale disposizione è prevista una sanzione di tipo economico in fase di erogazione, per la prima annualità, dei contributi assegnati ai gruppi consiliari.
Nel corso del dibattito in Consiglio Regionale è emerso che i voti contrari sono derivati dal dissenso per aver cassato dal testo giunto all’esame dell’Aula, l’inammissibilità della lista in caso di non rispetto della parità di due sessi nella sua composizione.
Lucia Parchitelli, che pure ha dovuto vedere alcuni esponenti del suo partito (il Pd) votare contro la norma, difende la riforma e promette di tornare a dare battaglia sull’inammissibilità delle liste che non rispettino la parità dei sessi. Anche se difficilmente ce ne sarà il tempo.
“La mia proposta sulla doppia preferenza di genere è finalmente Legge della Puglia. Con il voto dell’Aula, la nostra Regione, con grande senso del dovere, si adegua definitivamente alla normativa nazionale. E’ stato un cammino difficile, ma straordinario, che ho condiviso con la presidente del Consiglio regionale Loredana Capone, con tutte le donne consigliere e i colleghi consiglieri, e con il prezioso sostegno della rete delle Donne Costituenti. La politica pugliese da oggi è più inclusiva e rappresentativa. Abbiamo portato avanti una battaglia di civiltà, anche insieme a tanti cittadini pugliesi, con la quale è stato colmato un enorme deficit di democrazia che garantirà in Consiglio regionale un’equa rappresentanza di genere”.
“Il rischio che la norma venisse nuovamente affossata – sottolinea la Parchitelli – è stato altissimo, ma grazie a un importante lavoro di squadra abbiamo raggiunto questo primissimo risultato. Ma non ci fermeremo qui, perché con il mio Partito e con il Gruppo consiliare torneremo a proporre l’esclusione delle liste che prevedono che un genere superi il 60%”.
Sempre dal Pd in dissenso ha votato Michele Mazzarano. “La Regione Puglia ha perso la grande occasione di avere una legge di avanguardia e di civiltà: senza l’inammissibilità delle liste che non presentino l’equilibrio di genere, la legge sulla doppia preferenza depotenzia l’obiettivo che essa si prefigge”.
Il Consigliere regionale, nonché Presidente della Commissione Ambiente e Trasporti della Regione Michele Mazzarano, ha illustrato così la motivazione alla base del voto espresso nel Consiglio regionale.
“Prevedere sanzioni risibili, come quelle contenute nell’emendamento bipartisan, firmato anche dal Pd, non incentiverà l’impegno dei partiti e delle liste civiche a comporre liste con i generi rappresentati non oltre il 60%. In alternativa alla inammissibilità, si sarebbe potuto prevedere sanzioni più dure, come la decadenza automatica dei nomi eccedenti il 60%, così come previsto in altre regioni. Invece in Puglia si è scelto di abbassare oltremodo l’asticella della responsabilità dei partiti e dei movimenti“.
Dall’opposizione arriva il commento di Fratelli d’Italia: “Ancora una volta la maggioranza di Emiliano è inesistente oltreché litigiosa. Lo ha dimostrato facendo mancare il numero legale in occasione della discussione sul punto all’ordine del giorno relativo all’utilizzo delle acque superficiali e sotterranee ma, soprattutto, ha dato un come sempre esilarante spettacolo in occasione della votazione dell’emendamento riguardante la legge sulla parità di genere all’interno delle liste da presentare in occasione delle elezioni regionali che prevede una sanzione a carico del partito/gruppo che non dovesse rispettare il parametro 60/40 nelle liste. Ebbene, oltre al M5S che tanto si è riempito la bocca sulla parità di genere e di doppia preferenza, salvo poi votare contro in Aula, è stato addirittura il presidente Emiliano a votare contro. Eppure sapevamo che l’emendamento in questione era frutto di un accordo bipartisan ed essendo noi stessi per primi favorevoli al rispetto della parità di genere, mai ci saremmo aspettati di assistere all’ennesima faida intestina al centrosinistra – di cui il M5S è stampella – nel corso dei lavori del Consiglio regionale. Come al solito non esistono patti d’onore e strette di mano nella sgangherata maggioranza di Emiliano”.
Ecco infine la motivazione del voto contrario dei Consiglieri regionali del M5S: “Votare la doppia preferenza di genere senza prevedere l’inammissibilità delle liste vuol dire vanificare lo spirito stesso della norma solo per appuntarsi una spilletta al petto. Abbiamo sottoscritto e votato la legge passata all’unanimità in VII Commissione perché riteniamo che una semplice sanzione, come previsto fino ad oggi, non serva a niente. In quell’occasione in Commissione ci eravamo accordati per non presentare emendamenti alla norma, salvo cambiare le carte in tavola oggi. Una lista composta ad esempio per l’80% da uomini e per il 20% da donne non garantisce pari opportunità di accesso, rendendo nulla la norma. Di fatto non cambia niente rispetto al 2020, quando il presidente del Consiglio Conte si era sostituito alla Regione. Dire che ci siamo adeguati a quello che è previsto nelle altre Regioni, ovvero una semplice sanzione pecuniaria, non è una scusa, perché avremmo potuto essere la Regione capofila per un cambiamento culturale. A chi dice che il voto contrario è contro le donne rispondiamo che è esattamente il contrario: non accettiamo compromessi al ribasso su un tema cosi importante. Perché noi al contrario di chi è intervenuto in aula chiedendo di sbrigarsi su questo punto perchè c’erano questioni più importanti, riteniamo le pari opportunità tra uomini e donne sia una questione di primaria importanza. A questo punto chiediamo con forza di applicare la sanzione prevista dalla legge regionale del 2005, cosa fino ad ora mai successa. Le donne meritano rispetto”.











