Ha vinto il contest “The Voice Senior” 2025, è un’eccellenza pugliese, è simpaticissima, e ha una straordinaria sensibilità; ma tutto questo è niente di fronte alla sua voce eccezionale, unica. Ci sono tanti sedicenti (e supponenti) cantanti, popolari solo per un discorso di immagine, che potrebbero lucidarle le scarpe. Parliamo di Patrizia Conte, tarantina DOC, un’artista che ci è davvero mancata in questi ultimi anni, avendo scelto di vivere al nord.
Patrizia è un talento naturale: sarebbe comunque diventata una cantante semplicemente seguendo la sua inclinazione innata per il canto. L’abbiamo ascoltata e apprezzata negli anni ’90, soprattutto alla corte di Paolo Lepore nella sua Jazz Studio Orchestra: classe e raffinatezza sorprendenti in una jazz singer giovanissima, diplomatasi in canto all’Istituto Musicale “G. Paesiello” di Taranto. Fu Nucci Guerra a presentarla a Lepore e subito nacque un feeling di ammirazione reciproca: la collaborazione culminò con la partecipazione ne “L’opera da tre soldi” di Brecht e Weill. Poi le strade si divisero e Patrizia scelse Milano. Lì ebbe modo di farsi apprezzare negli ambienti e nei locali come “Capolinea”, “Tangram”, “Le scimmie”, ed ebbe modo di entrare in contatto con musicisti del calibro di Cedar Walton, Billy Higgins, Lee Konitz, Gianni Basso, Tullio De Piscopo e Dado Moroni. Ha anche insegnato canto (ne sanno qualcosa Paola e Chiara, Bianca Atzei e Roberta Facccani), ma mai le allieve hanno superato la maestra. Di Patrizia arrivavano in Puglia lontani echi, e ci si stupiva del fatto che fosse scomparsa dalla scena barese dove pure pullulano fermenti artistici di alto livello in campo jazz.
Così quando si è sparsa la voce che il 3 maggio si sarebbe esibita all’Abeliano con la J.S.O. di Lepore per i cinquant’anni di attività (ebbene sì, la JSO compie 50 anni! anche se non li dimostra) i biglietti sono andati a ruba. Nel frattempo è arrivata la giusta consacrazione quando ha vinto meritatamente l’annuale edizione di “The Voice Senior”, su Rai Uno, nella squadra di Gigi D’Alessio.

L’esperienza televisiva ha rilanciato la nostra cantante. Ed eccola di fronte al “suo” pubblico in un teatro barese al gran completo con gente venuta appositamente da Taranto: lei è grande, come grande è la sua malcelata emozione, quella di sentirsi a casa, in famiglia. E allora ama scherzare, ridere e sorridere, concedendosi anche qualche lazzo, forse per nascondere la amabilissima timidezza che la distingue.
Il concerto è una selezione di classici della musica soul, pescati a piene mani soprattutto fra le composizioni di Burt Bachararch: “I’ll Never Fall in Love Again”, “I Say a Little Prayer”, successi di Dionne Warwick, “Alfie”, dalla colonna sonora del film omonimo. E ci sono anche “Over the Rainbow”, portata al successo da Judy Garland per il film “Il mago di Oz”, e l’immancabile “A Natural Woman” di Aretha Franklin, un capolavoro che sembra scritto su misura per Patrizia. La voce della jazz singer pugliese ha una estensione vocale straordinaria, capace di salire e scendere a piacimento con una naturalezza impressionante: è duttile, versatile, sempre pronta ad ogni variazione. Patrizia canta pure le canzoni che ha presentato in tv, “Amoreunicoamore” e Portati via” di Mina (scusate se è poco) e “Oggi sono io” di Alex Britti, canzone difficilissima che parte da toni molto bassi per esplodere in acuti, adattissima alle sue potenzialità.
La scaletta contempla anche brani orchestrali in cui possono mettersi in evidenza i musicisti dell’orchestra, soprattutto quelli che da anni sono rimasti dei punti di riferimento: Mimmo Campanale alla batteria, Aldo Bucci alla tromba, Nino Bisceglie al trombone, Michele Campobasso alle tastiere. E ci piace citare, senza far torto a nessuno, anche Alex Milella alla chitarra e Vincenzo Maurogiovanni al basso elettrico. Lepore rammenta i 50 anni gloriosi della sua orchestra, fondata insieme all’amico Armando De Cillis, nonchè il successo del “Coro del Faro”, nato da una sua idea. Invita infine, con ironia e nessun rancore, le istituzioni locali a una maggiore attenzione alla sua attività, che in fondo continua a dare lustro alla città.
E si arriva al bis: Patrizia è commossa mentre riceve gli applausi del pubblico in piedi. Canta “Somewhere” da West Side Story”. Poi ai saluti dice: “Ricordatevi che io ho bisogno di voi”.
Anche il pubblico ha bisogno di lei.
Si replica il 25 maggio.












