È morto mentre faceva una consegna ad Andria. Un ragazzo di 18 anni, Nicola Casucci, residente in città e impegnato come rider, ha perso la vita in un incidente stradale avvenuto tre notti fa. Il diciottenne, in sella al suo scooter, si è scontrato con un’auto all’incrocio tra viale Virgilio, via Ospedaletto e viale Orazio. L’impatto è stato violento e non gli ha lasciato scampo. Il tutto mentre cercava di guadagnarsi qualche euro consegnando del cibo da asporto a domicilio.
Un episodio che ha lasciato una intera comunità senza parole. I Giovani Democratici di Puglia, con una nota, esprimono tutto il proprio dolore per la gravissima perdita.
“Così non si può. Non si può morire ancora. Un ragazzo di 18 anni è morto ad Andria, lavorando come rider. Diciotto anni. Non c’è dovere, non c’è missione: c’è solo la necessità di sopravvivere in un Paese che offre ai giovani contratti precari, false partite IVA, piattaforme che spremono fino all’ultima consegna, fino all’ultima corsa.
Questa morte non è il prodotto di uno standard malato che accetta lo sfruttamento come normalità. È l’esito tragico di un modello che ha reso la vita dei lavoratori sacrificabile in nome della consegna veloce, del profitto, della competitività a tutti i costi.
I numeri parlano chiaro: ogni giorno in Italia si muore di lavoro. Giovani, spesso giovanissimi, mandati allo sbaraglio senza tutele, senza sicurezza, senza futuro. E ci dicono che è “flessibilità”. Che è “opportunità”. È macelleria sociale. Non c’è giustizia in un Paese che seppellisce i suoi ragazzi prima ancora che possano immaginarsi un domani. Non c’è giustizia in un’economia che trasforma l’adolescenza in turni massacranti e l’inizio della vita adulta in statistiche di morti bianche.
Noi diciamo basta.
Basta precarietà, basta appalti al ribasso, basta finte tutele. Basta accettare che la morte sul lavoro sia una voce di costo e non un’emergenza nazionale. Servono leggi radicali, controlli serrati, responsabilità penali per chi guadagna sulle vite altrui. Servono investimenti in sicurezza, formazione, dignità. Servono diritti veri, subito.
Ogni giovane che muore sul lavoro è una condanna per chi governa e non interviene.
Ogni giovane che muore sul lavoro è un atto d’accusa contro questo sistema.
Così non si può. Non si deve più morire”.











