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Sciopero dei porti il 6 febbraio sui carichi bellici: manifestazione anche a Bari

Il 6 febbraio 2026 non sarà una data qualunque per la logistica globale. I lavoratori e le lavoratrici portuali incroceranno le braccia in uno sciopero internazionale che tocca da vicino anche l’Italia. A Bari, il cuore della mobilitazione sarà il porto, trasformato per un giorno in un presidio di resistenza civile e politica contro l’economia di guerra e la militarizzazione delle infrastrutture.

Presidio al Porto di Bari: orari e modalità

La mobilitazione barese non si limiterà all’astensione dal lavoro. Dalle ore 16:00 alle 20:00, presso la zona bar del Porto di Bari, si terrà un presidio aperto a tutta la cittadinanza. L’obiettivo è chiaro: ribadire che i porti devono servire la vita e il commercio civile, non la distruzione.

Perché i portuali scioperano? Guerra, diritti e salari

Lo sciopero nasce da una riflessione profonda: i porti non sono luoghi neutrali. In un’epoca di crescenti tensioni geopolitiche, queste infrastrutture sono diventate nodi strategici della logistica bellica.

Ecco i punti chiave della protesta: Stop alle armi: I lavoratori rifiutano di essere complici del transito di armamenti verso contesti di aggressione e oppressione, citando esplicitamente la situazione in Palestina e chiedendo un embargo commerciale verso Israele. No alla militarizzazione: Si contesta il piano di mobilità militare dell’UE, che rischia di trasformare i porti in ingranaggi permanenti della macchina bellica, sottraendoli al controllo democratico. Diritti e Sicurezza: L’economia di guerra si riflette negativamente sulle condizioni di lavoro. I portuali denunciano orari massacranti, salari bassi e un peggioramento della sicurezza sul lavoro, sacrificata sull’altare del profitto bellico.

Il “Caso Bari”: la battaglia legale per la trasparenza

Uno dei punti più caldi della protesta riguarda la gestione locale del traffico marittimo. Recentemente, è emersa la notizia di una rotta stabile operata da MSC che vedrebbe navi dirette verso porti israeliani transitare da Bari.

Le organizzazioni coinvolte hanno presentato un’istanza di accesso civico generalizzato per verificare se tra le merci trasportate vi siano materiali bellici o beni dual use (a duplice uso, civile e militare). Tuttavia, l’accesso è stato negato, portando la questione davanti al TAR di Bari. “Se da qui passano armi, vogliamo saperlo. È un nostro diritto e un dovere delle istituzioni garantire la trasparenza nel rispetto della Costituzione e del diritto internazionale.”

Un appello alle istituzioni locali

I manifestanti rivolgono un appello diretto al Comune di Bari e alla Regione Puglia. Si richiede un intervento attivo per garantire la massima trasparenza sulle rotte e sui carichi. La richiesta non è solo simbolica: si fonda sugli articoli 1, 2, 97 e 117 della Costituzione Italiana e sulla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

Chi aderisce alla mobilitazione

La giornata del 6 febbraio vede una convergenza inedita tra sindacati, movimenti studenteschi e collettivi per la pace. Tra le sigle aderenti figurano:

  • USB e Cdl CGIL Trani

  • Assemblea Bari per la Palestina

  • Comitato Art. 11 e Pace e Disarmo Coordinamento Bari Nord

  • Potere al Popolo, Cambiare Rotta, Fronte della Gioventù Comunista

  • Extinction Rebellion Puglia

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Redazione
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