HomeCronacaVincenzo ultimo coriandolaio di Putignano: “Fabbrico divertimento”

Vincenzo ultimo coriandolaio di Putignano: “Fabbrico divertimento”

Un locale di circa 20 metri quadrati tappezzato di vecchi quotidiani e poster ingialliti, copertine storiche e ritagli di riviste degli anni Ottanta e Novanta, immagini di donne procaci da far invidia all’ultimo calendario Pirelli, ma anche tanti ricordi fissati su fotografie e manifesti sbiaditi. Questo è quanto si può apprezzare entrando nella bottega stravagante di Vincenzo Lombardi, ultimo coriandolaio di Putignano.

Nel suo piccolo ma accogliente juso in via Bruni, Vincenzo – per i più Cenzino – continua a riempire quintali di sacchetti di coriandoli, da sempre emblema dei festeggiamenti del periodo di carnevale. Un’attività artigianale quella del maestro Lombardi che da circa 50 anni sposa piaceri e richieste di tutti attraverso un prodotto di gran lunga più pulito dell’articolo industriale in quanto privo di polveri grazie al preliminare processo di setacciatura, certamente il risultato di un riuso creativo poiché realizzato da materiale di recupero.

Vincenzo, classe 1948, in gioventù lavora nel settore calzaturiero in una delle più importanti aziende locali. Quando questa chiude in seguito alla crisi dell’artigianato, intraprende l’attività in proprio di ciabattino. Con il passare del tempo le richieste di riparazione però diminuiscono e l’uomo si reinventa ‘fabbricante di gioie’. Oltre una porticina che si perde tra le tantissime immagini, nel laboratorio di Cenzino si cela una stanza magica dove vive una macchina dai movimenti alternati che instancabile ingurgita pagine e pagine di volantini pubblicitari, cronache e lettere d’amore per poi restituire, una volta digerite, i piccoli dischetti colorati.

«Il coriandolo si stava perdendo e pensai di produrlo, inizialmente come passatempo. Avevo la bottega che utilizzavo per riparare le scarpe. Qui ci ho fatto il mio laboratorio di carta – rispolvera gli anni passati l’artigiano – Quando incominciai a fare i coriandoli, iniziai con un arnese acquistato tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta: era una lavoro a mano e si perdeva tanto tempo. Lo facevo, e lo faccio ancora oggi, per il divertimento di bambini e adulti».

Lombardi intraprende l’arte della carta con un punzone in avorio da calzolaio fin quando, verosimilmente 10 anni dopo, acquista dal primissimo produttore di coriandoli – Giuseppe detto ‘Peppin Recctidd’ – una macchina dalle funzioni specifiche che custodisce con grande affetto e con la quale introduce un nuovo ciclo di lavorazione, meno gravoso e più prolifero in termini di produzione. Tuttavia, non ne fa una questione economica, anche perché i guadagni sono minimi: Vincenzo fabbrica coriandoli per pura passione, e per far divertire la gente che accorre copiosa al carnevale più antico d’Europa per apprezzarne i suoi carri allegorici e il clima festoso della città.

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