Uno dei luoghi più iconici del Salento, la Cava di Bauxite di Otranto, è da qualche giorno sostanzialmente inaccessibile ai visitatori. I proprietari dei terreni circostanti hanno deciso, infatti, di blindare l’area, installando cartelli di “proprietà privata” e sbarrando i varchi d’accesso.
Il celebre laghetto dalle acque color smeraldo e le caratteristiche dune di terra rossa — tappa fissa per migliaia di turisti e amanti dei social — non sono quindi più raggiungibili.
I motivi della chiusura
Secondo i proprietari, non si tratta di un capriccio, ma di una questione di sicurezza e responsabilità legale. E’ stato, infatti, scelto di recintare la zona per evitare di rispondere di eventuali infortuni in un luogo dove il rischio di incidenti è concreto (lo scorso anno una turista è rimasta ferita dopo una brutta caduta). Bisogna infatti considerare che, essendo l’area privata, la responsabilità civile ricade interamente sui titolari dei terreni.
Gli operatori turistici chiedono una gestione pubblica
Intanto agenzie turistiche, associazioni del territorio ed operatori del settore outdoor e culturale della Puglia in una nota congiunta hanno espresso forte preoccupazione per la chiusura del Lago di Bauxite.
Ogni anno migliaia di visitatori scelgono di raggiungere quest’area per ammirare un paesaggio unico nel suo genere, contribuendo in maniera significativa all’economia locale e all’indotto turistico.
Gli operatori firmatari comprendono le esigenze di sicurezza e di tutela ambientale che hanno determinato la chiusura del sito, ma ritengono urgente individuare una soluzione strutturale che consenta la riapertura regolamentata dell’area, nel rispetto delle normative e della salvaguardia del territorio.
«Il Lago di Bauxite è un bene di interesse collettivo: va protetto, ma deve restare accessibile in modo responsabile», dichiarano i rappresentanti delle realtà firmatarie. «Parliamo di un luogo che è parte integrante dell’identità paesaggistica pugliese e della narrazione turistica che ogni giorno promuoviamo in Italia e all’estero».
Gli operatori turistici, dunque, chiedono che venga valutata la possibilità di una gestione pubblica della cava.











