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Resta teso e in netta salita il confronto sul futuro della Natuzzi S.p.A. Dopo il recente stallo registrato in sede ministeriale, anche il tavolo di discussione convocato presso la sede di Confindustria Bari BAT si è concluso senza un accordo tra i vertici aziendali e le rappresentanze dei lavoratori.
Una maratona di oltre sei ore di colloqui – che ha visto l’azienda interloquire prima con le sigle confederali e successivamente con il sindacato autonomo Cobas-Lp – non ha appianato le divergenze sulle nuove linee guida della politica industriale del gruppo.
Il Piano Industriale Natuzzi: riorganizzazione e salvaguardia finanziaria
Nel corso del vertice, la dirigenza di Natuzzi S.p.A. ha illustrato i dettagli del proprio piano di riorganizzazione produttiva, ritenuto indispensabile per la sopravvivenza stessa della società. Secondo quanto dichiarato formalmente dall’azienda, l’obiettivo primario è “riequilibrare la posizione finanziaria” e attuare misure di risanamento non più rimandabili per la “messa in sicurezza della società”.
Il piano prevede una ridefinizione geografica e strutturale delle attività nel Polo Italia, articolata in interventi immediati che prenderanno il via nei primi giorni di luglio:
Chiusura definitiva dello stabilimento di Iesce 2 (Santeramo in Colle).
Fermo temporaneo dei siti produttivi di Altamura Graviscella e Santeramo PS.
Ricollocamento del personale: a partire dal 13 luglio prossimo, tutti i dipendenti impiegati nei siti oggetto di chiusura o fermo saranno trasferiti presso gli stabilimenti vicini di Iesce 1 e Laterza.
Incentivi all’esodo: l’azienda ha varato un piano di uscite volontarie (su base non oppositiva) rivolto a un massimo di 120 dipendenti.
La reazione dei sindacati e lo stallo sul contesto economico
Le sigle sindacali (Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil e Cobas-Lp) hanno espresso una netta contrarietà alle chiusure e alle delocalizzazioni paventate. Al centro della disputa vi è anche la lettura dello scenario macroeconomico. Se da un lato Natuzzi attribuisce le criticità a una congiuntura negativa dei mercati a livello globale, il Coordinamento Cobas-Lp respinge questa tesi, evidenziando che l’Italia ha di recente scalato le classifiche dell’export mondiale. Per i rappresentanti dei lavoratori, le colpe andrebbero invece ricercate in una gestione interna non ottimale e nella dipendenza storica dagli ammortizzatori sociali.
In questo clima di forte contrapposizione, l’unico punto di parziale convergenza ha riguardato le tempistiche burocratiche. Accogliendo una richiesta esplicita delle organizzazioni sindacali, Natuzzi ha accettato di posticipare a venerdì 3 luglio l’invio delle comunicazioni individuali di trasferimento ai lavoratori. Questo differimento permetterà ai sindacati di convocare e svolgere le assemblee interne per informare il personale e decidere le future mobilitazioni.
Le prospettive future e l’appello alle istituzioni
Nonostante le distanze apparentemente incolmabili su molti punti chiave della vertenza, l’azienda ha voluto lanciare un segnale di apertura, confermando la propria “disponibilità a proseguire il confronto in modo costruttivo con le OO.SS”, con il fine dichiarato di tutelare l’occupazione e gettare le basi per il rilancio del polo manifatturiero italiano.
Dal canto loro, i sindacati di categoria continuano a pretendere che la discussione abbandoni le sedi private e torni sotto la regia pubblica. L’obiettivo delle sigle confederali è il coinvolgimento diretto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), del Ministero del Lavoro e delle Regioni Puglia e Basilicata, per individuare soluzioni alternative capaci di difendere l’integrità del distretto del mobile imbottito. La partita si sposta ora all’interno delle fabbriche, in attesa delle decisioni che emergeranno dalle assemblee operaie.











