Le sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità dei minorenni tra i 14 e i 18 anni emesse dal Giudice per l’Udienza Preliminare sono passate nell’ultimo ventennio da 256 nel 2004 a 60 nel 2024 (erano 110 nel 2014); anche i proscioglimenti disposti per lo stesso motivo dal Tribunale per i minorenni sono stati solo 4 nel 2024. Di fronte a questi numeri non sembra ragionevole voler limitare la discrezionalità del giudice minorile nel procedimento penale, irrigidendo di fatto un sistema già messo a dura prova dagli ultimi interventi legislativi. Di fronte a episodi che ci colpiscono e ci preoccupano, soprattutto quando coinvolgono ragazzi e ragazze molto giovani, è comprensibile chiedere risposte efficaci. Ma non tutte le risposte sono quelle giuste.
Lo dichiara Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, commentando l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del disegno di legge che prevede l’abbassamento dell’età imputabile per i minori.
La violenza giovanile rappresenta una sfida complessa che non può essere affrontata prendendo a modello la giustizia degli adulti. Considerare di regola imputabile un minore ultraquattordicenne rischia di trasmettere un messaggio semplice quanto rischioso: che la risposta penale agli errori degli adolescenti debba essere uguale a quella degli adulti, senza considerare la delicata fase evolutiva di vita di ragazzi e ragazze che entrano in contatto con la legge. Nel nostro sistema, tra i 14 e i 18 anni l’imputabilità non è automatica, ma deve essere accertata dal giudice caso per caso, proprio perché il legislatore ha riconosciuto che il percorso di maturazione degli adolescenti non è uguale per tutti e che la responsabilità penale di un minore non può essere presunta come quella di un adulto. Limitare la discrezionalità dei giudici in questa fase vuol dire snaturare la specializzazione del sistema penale minorile, che è stato invece creato proprio per rispondere alle esigenze evolutive dei giovanissimi.
La sfida è che ci siano meno autori di reato, non che ne siano processati di più. Se un minorenne, soprattutto se molto giovane, arriva a commettere un reato, sottolinea l’Organizzazione, dobbiamo chiederci cosa è mancato prima: nella scuola, nella comunità, nei servizi, nelle opportunità educative e relazionali che avrebbero dovuto proteggerlo. La tutela della collettività e la prevenzione richiedono interventi strutturali sulle dinamiche educative e relazionali dei giovani, non un’estensione della risposta penale.
La presunzione di imputabilità di minori tra i 14 e i 18 anni riguarderebbe giovanissimi che stanno costruendo la propria identità, che possono compiere errori anche gravi, ma che hanno davanti a sé enormi possibilità di cambiamento. È proprio su questa possibilità che si fonda il sistema della giustizia minorile italiana, costruito attorno alla finalità educativa, alla centralità del recupero del minore e al principio che il ricorso alla sanzione penale dovrebbe essere l’ultima risposta. Il nostro ordinamento non mira a punire il minorenne come un adulto in miniatura, ma lavora per comprenderne il percorso, responsabilizzarlo e favorirne il reinserimento nella società. Una risposta che penalizza i percorsi di crescita dei ragazzi e delle ragazze senza affrontare le radici della violenza semplicemente non funziona.
È necessario allora un cambio di paradigma da parte della politica e dell’intero mondo adulto, che devono spostare lo sguardo da soluzioni esclusivamente penali e investire sull’ascolto, sulla prevenzione e sulla partecipazione. Per affrontare le questioni della giustizia minorile e rispondere alle fragilità che attraversano le nuove generazioni servono comunità educanti solide e responsabili, adulti capaci di accompagnare e sostenere, non soltanto di controllare e punire. Occorrono inoltre territori che sappiano offrire opportunità concrete di crescita, aggregazione e protagonismo, attraverso sportelli di ascolto nelle scuole, percorsi di sostegno alla genitorialità, attività culturali, sportive e sociali accessibili e spazi sicuri in cui ragazze e ragazzi possano sviluppare competenze, relazioni e senso di appartenenza alla comunità.











