Tre ricorsi, tre vittorie. Il TAR Lecce, sezione Seconda, ha accolto le istanze cautelari presentate da altrettanti centri diurni per non autosufficienti e disabili che si erano rifiutati di accettare la tariffa di 14,50 euro al giorno per paziente imposta da ASL Lecce per il servizio di trasporto. Un importo che quelle strutture – Regina della Pace Società Cooperativa Sociale, Sorgente S.r.l. ed Eneadue S.r.l. – avevano definito insostenibile e che il TAR ha ora ritenuto non sufficientemente giustificato sul piano istruttorio.
Tutto nasce dalla nota di ASL Lecce del 13 maggio 2026, con cui l’Azienda sanitaria aveva comunicato ai centri diurni del territorio che il corrispettivo per il servizio di trasporto degli utenti sarebbe stato di 14,50 euro pro die, per paziente. Alcuni centri hanno accettato. Questi tre no. E, rivolgendosi all’Avv. Paolo Gaballo, hanno impugnato la decisione dell’ASL, sostenendo che quella cifra non coprisse nemmeno i costi fissi del servizio e fosse stata fissata senza alcuna verifica reale dei prezzi di mercato, a differenza delle indagini di mercato svolte dalle altre ASL Pugliesi.
Il TAR, accogliendo le tesi difensive dell’Avv. Gaballo, con tre distinte ordinanze, ha accolto le istanze cautelari dei centri diurni, rilevando che gli stessi avevano offerto “un principio di prova circa l’incongruità dei costi del servizio di trasporto individuati dall’Azienda Sanitaria”, mentre dall’altra parte mancava qualsiasi riscontro su una preventiva ricognizione delle tariffe praticate sul mercato per servizi analoghi. E ha chiarito che l’eventuale adesione di altre strutture alla proposta di ASL non vale a sanare questo deficit istruttorio.
A fare la differenza, in sede di giudizio, è stata la documentazione prodotta dalla difesa dei centri diurni: atti ufficiali e indagini di mercato svolte da altre Aziende sanitarie pugliesi, che raccontano una realtà ben diversa dai 14,50 euro di ASL Lecce: ASL Bari, a seguito di una specifica indagine di mercato condotta nel 2025, aveva accertato un costo giornaliero pari a 29,14 euro per paziente, IVA esclusa – quasi il doppio. Il Commissario ad acta della Prefettura di Foggia, in un caso analogo, aveva fissato la tariffa a 22,72 euro oltre IVA. ASL BAT aveva accertato € 25,00 euro ad utente.
Particolarmente rilevante è il passaggio delle tre ordinanze del TAR che, accogliendo l’istanza dell’Avv. Gaballo, ordina ad ASL Lecce a svolgere finalmente un’adeguata istruttoria per accertare il costo reale del servizio di trasporto, verificando i prezzi praticati sul mercato da soggetti terzi per servizi analoghi. È questo il cuore della vicenda e la ragione per cui queste ordinanze hanno un valore che va oltre il singolo caso. Per anni, infatti, i centri diurni hanno denunciato di essere costretti a erogare un servizio in perdita, senza che l’Amministrazione si preoccupasse di verificare se la tariffa imposta fosse effettivamente corrispondente ai costi di mercato. Il TAR ha ora stabilito che quella verifica non è facoltativa: è un obbligo. E ASL Lecce ha 30 giorni per adempierlo.
Le ordinanze affrontano anche il tema più urgente: cosa succede ai pazienti nel frattempo? Il TAR è chiaro. Il rischio di interruzione del trasporto – un servizio funzionale alla tutela del diritto alla salute garantito dall’art. 32 della Costituzione – integra il periculum in mora che giustifica la misura cautelare. E il TAR ha ricordato espressamente che “compete all’Azienda sanitaria resistente assicurare il servizio di trasporto per cui è causa“, indipendentemente dalle modalità organizzative che l’ASL vorrà scegliere.
Significa che, mentre si attende la nuova determinazione imposta dal giudice, i pazienti non possono essere lasciati senza trasporto. E a doverlo garantire è l’ASL, non i centri.
Le tre ordinanze rivestono particolare importanza, stabilendo un principio generale: un’Amministrazione pubblica non può fissare il prezzo di un servizio essenziale per le persone più fragili senza prima verificare cosa quel servizio costi davvero. Prima di imporre una tariffa, bisogna fare i conti.
Quei conti, finora, ASL Lecce non li aveva fatti. Ora è obbligata a farli.












