Arriva dai giudici comunitari di Lussemburgo la conferma sulla legittimità della normativa italiana che nega i benefici sulle forniture energetiche alle aziende in stato di crisi. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con una pronuncia emessa il 24 settembre 2026, ha stabilito che le società classificate come “imprese in difficoltà” — categoria nella quale rientra Acciaierie d’Italia (ex Ilva) — non possono accedere alle agevolazioni riservate alle realtà produttive a forte consumo di energia elettrica e gas naturale (i cosiddetti soggetti energivori e gasivori).
La decisione risponde a un rinvio pregiudiziale sollevato nell’ambito del contenzioso avviato da Acciaierie d’Italia contro l’esclusione dagli elenchi beneficiari delle misure di sostegno per la bolletta energetica.
I paletti comunitari e le motivazioni della sentenza
I magistrati europei hanno ribadito che la posizione assunta dall’Italia rispecchia pienamente le direttive e gli orientamenti della Commissione Europea in materia di aiuti di Stato dedicati al clima, all’ambiente e all’energia.
In base alle normative comunitarie vigenti:
Esclusione dei soggetti in crisi: i sostegni destinati ad alleviare i costi energetici delle industrie ad alto consumo escludono tassativamente le imprese in stato di insolvenza o sottoposte a procedure concorsuali e di amministrazione straordinaria;
Parità di trattamento e concorrenza: la Corte ha sottolineato che autorizzare deroghe a favore di singole realtà altererebbe la libera concorrenza nel mercato unico, violando i principi di parità di trattamento e di tutela del legittimo affidamento;
Conformità del quadro nazionale: lo Stato italiano si è limitato ad allineare il proprio ordinamento alle prescrizioni stabilite da Bruxelles per evitare aiuti di Stato illegittimi.
Le ricadute sul contenzioso e sul futuro dell’ex Ilva
La pronuncia della Corte di Lussemburgo costituisce una decisione interpretativa vincolante, che obbliga i giudici amministrativi italiani a recepirne i principi per la risoluzione definitiva della vertenza giudiziaria promossa da ADI.
La decisione stringe ulteriormente le maglie finanziarie attorno al polo siderurgico, riaffermando l’impossibilità di ricorrere a sussidi d’emergenza sulle bollette industriali per compensare le fragilità strutturali e di bilancio della società.












