L’uso incontrollato degli strumenti informatici nei luoghi di lavoro e nei servizi professionali finisce al centro di un interessante incontro a Bari. A dieci giorni dall’avvio del processo simulato all’Intelligenza Artificiale — in programma dal 9 ottobre al 4 novembre 2026 presso l’ex aula della Corte d’Assise del Palagiustizia di Bari —, l’associazione Consumerismo No Profit richiama l’attenzione sulle insidie legate alla cosiddetta “Shadow AI”.
Secondo i dati presentati durante un workshop per il legislatore tenutosi alla Camera dei Deputati, il 47% dei lavoratori italiani utilizza abitualmente strumenti di IA. Tuttavia, solo il 19% di questi si avvale esclusivamente di piattaforme autorizzate dal proprio datore di lavoro o ente di appartenenza, lasciando che circa otto utilizzatori su dieci impieghino software privati e non tracciati per gestire dossier, note interne e persino atti legali. Inoltre, il 41% del campione ammette di svolgere, grazie agli assistenti digitali, mansioni che altrimenti non sarebbe in grado di eseguire autonomamente.
I rischi: dalle allucinazioni digitali alle responsabilità legali
Il pericolo principale legato all’uso informale e non supervisionato degli algoritmi risiede nella capacità delle piattaforme di generare contenuti verosimili ma del tutto errati, includendo sentenze, norme o dati statistici inventati.
Sulla questione è intervenuta Raffaella Lauciello, delegata di Consumerismo No Profit per il Comune di Bari: «Mentre in tribunale si processa l’IA, in troppi uffici e studi si continua a incollare fascicoli in un chatbot privato: gratis, comodo, e non risponde a nessuno. Otto utilizzatori su dieci non si limitano agli strumenti autorizzati. Il chatbot non firma gli atti. Chi lo usa sì, e se dentro c’è una sentenza inventata a risponderne è lui, non l’algoritmo.»
L’associazione non chiede il divieto delle nuove tecnologie, bensì l’adozione di protocolli trasparenti: linee guida chiare con elenchi di strumenti approvati per enti pubblici e aziende, l’obbligo di verifica delle fonti primarie prima di sottoscrivere qualsiasi documento e percorsi formativi dedicati di “Educazione Artificiale”.
Il programma del processo all’IA a Bari
Il dibattimento è promosso dal Club Imprese per la Cultura di Confindustria Bari e BAT nell’ambito delle iniziative di Bari Capitale della Cultura d’Impresa 2026, in collaborazione con la Corte d’Appello di Bari, l’Università “Aldo Moro”, il Politecnico di Bari e l’Università LUM.
Il calendario prevede quattro udienze tematiche:
9 ottobre: Dibattimento su istigazione al suicidio, sostituzione cognitiva e manipolazione tramite sistemi conversazionali.
16 ottobre: Analisi dei casi di deepfake e ritardo diagnostico causato da sistemi automatizzati.
23 ottobre: Focus su lavoro, controllo illecito e dipendenza tecnologica.
4 novembre: Udienza conclusiva ed emissione del verdetto finale.












