La Sezione Imprese della Corte d’Appello di Milano ha rigettato la seconda richiesta di sospensiva presentata dai legali delle amministrazioni straordinarie di Ilva S.p.A., Acciaierie d’Italia S.p.A. e Acciaierie d’Italia Holding. Con questa pronuncia, resa nota questa mattina, i magistrati hanno confermato l’esecutività del decreto che impone la fermata e lo spegnimento progressivo degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto entro la fine del mese.
La prevalenza del diritto alla salute sui pregiudizi economici dell’azienda
Nelle motivazioni del dispositivo redatto dal collegio milanese viene ribadito che la tutela della salute umana, dell’ambiente e dell’incolumità dei cittadini del capoluogo jonico costituisce un diritto fondamentale prevalente rispetto ai pregiudizi economici e produttivi fatti valere dall’azienda e dalle istituzioni. Il ricorso puntava a sospendere temporaneamente l’efficacia dell’ordinanza di spegnimento in attesa dei successivi sviluppi della vertenza.
La decisione della magistratura rappresenta un punto di svolta decisivo per le associazioni del territorio e per i comitati dei cittadini tarantini, che attraverso i propri legali hanno sottolineato il valore etico e costituzionale della pronuncia.
Le reazioni istituzionali e l’attesa per il giudizio in Cassazione
La conferma del blocco operativo complica i piani di rilancio industriale coordinati dal Governo e le trattative in corso con i potenziali investitori interessati all’acquisizione del complesso industriale. Senza l’operatività dell’area a caldo, la continuità produttiva del polo metallurgico pugliese e la gestione degli ammortizzatori sociali per migliaia di lavoratori diretti e dell’indotto si trovano ad affrontare un quadro di estrema incertezza.
L’ultimo snodo legale per le difese di Acciaierie d’Italia rimane ora fissato per il prossimo 20 ottobre 2026, data in cui la Corte di Cassazione sarà chiamata a esprimersi definitivamente sul ricorso di legittimità.












