All’indomani del verdetto con cui la Sezione Imprese della Corte d’Appello di Milano ha rigettato la richiesta di sospensiva, confermando lo spegnimento e la fermata progressiva degli altoforni dell’ex Ilva di Taranto entro la fine di ottobre 2026, il quadro industriale e politico attorno al polo siderurgico vive ore di profonda riorganizzazione. Se da un lato il canale giudiziario segna il punto di non ritorno per l’area a caldo, dall’altro il mondo produttivo tenta di strutturare una risposta per salvaguardare la continuità operativa dei reparti di trasformazione e la tenuta della filiera metallurgica italiana.
Eusider entra nel progetto di Federacciai per il rilancio industriale
In questa direzione si colloca la decisione ufficializzata questa mattina, mercoledì 7 ottobre 2026 dal gruppo Eusider. La storica azienda siderurgica lecchese della famiglia Anghileri ha formalizzato l’adesione alla cordata promossa da Federacciai e guidata dal presidente Antonio Gozzi. Il consorzio, formato da importanti produttori e trasformatori di acciaio nazionali, mira a rilevare e gestire le attività del complesso siderurgico non colpite dall’ordinanza di blocco dell’area a caldo, con l’obiettivo di garantire l’approvvigionamento di materia prima al comparto manifatturiero italiano.
Parallelamente alle manovre del grande capitale privato, emergono tuttavia le fragilità del tessuto economico locale. Un report diffuso da Confartigianato Taranto analizza la cronica scarsità di piccole e medie imprese manifatturiere e artigiane cresciute all’esterno del perimetro dello stabilimento. Una condizione di forte dipendenza dalla grande fabbrica che rende l’economia jonica particolarmente esposta alle ripercussioni occupazionali e sociali della chiusura dell’area primario-siderurgica.
Senatrice Fallucchi (FdI): “Difendere la siderurgia per tutelare l’autonomia del Paese”
Sul fronte istituzionale, il dibattito si è acceso nell’Aula del Senato durante l’esame dei più recenti decreti dedicati all’amministrazione straordinaria del gruppo. Nel suo intervento, la senatrice di Fratelli d’Italia Annamaria Fallucchi, componente della commissione Industria, ha ribadito la centralità della vertenza per l’intero sistema Paese.
«Il provvedimento sull’ex Ilva consente di superare una criticità concreta e garantire la continuità operativa dello stabilimento durante una fase delicata dell’amministrazione straordinaria, senza cancellare gli obblighi ambientali», ha affermato la senatrice Fallucchi. «Taranto non è soltanto una questione territoriale, ma una questione nazionale. Riguarda migliaia di lavoratori, l’indotto e una parte strategica della capacità industriale italiana. Non dobbiamo scegliere tra ambiente e lavoro, ma costruire una prospettiva capace di tenere insieme produzione, occupazione, sicurezza e decarbonizzazione».
L’esponente di Fratelli d’Italia ha quindi rivendicato l’approccio dell’esecutivo: «Difendere la produzione non significa difendere l’esistente a qualsiasi costo, ma creare le condizioni per trasformarlo in una siderurgia più moderna, efficiente e sostenibile. La transizione ambientale non può tradursi in una perdita di capacità produttiva e in una maggiore dipendenza dall’estero. Il Governo Meloni ha scelto di affrontare l’ex Ilva come una vera questione di politica industriale nazionale. Lo Stato deve esserci quando è in gioco un asset strategico, garantendo continuità e accompagnando la trasformazione industriale. Il lavoro non finisce con questo provvedimento, ma deve proseguire sul fronte degli investimenti, dell’occupazione, della decarbonizzazione e del futuro industriale di Taranto».












