Presentata in Consiglio regionale la proposta di legge sulla doppia preferenza di genere

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Dopo lo stop in aula a scrutinio segreto nel 2015, la Puglia ci riprova a dotarsi di una legge sulla doppia preferenza di genere.

Ogni elettore potrà esprimere due preferenze, purchè destinate a candidati di sesso diverso. Inammissibili le liste che non rispettino il rapporto 60/40 tra candidati di genere. I soggetti politici devono garantire la presenza paritaria nella comunicazione politica preelettorale sulle emittenti pubbliche e private. Sono queste alcune delle principali modifiche alla legge elettorale regionale pugliese n. 2/2005, contenute nella proposta di legge messa a punto dalla consigliera Anita Maurodinoia (Pd).

Si tratta di introdurre la “doppia preferenza”, cercando di assicurare una maggiore presenza femminile nel Consiglio regionale, colmando così una lacuna nei confronti di Comuni e Regioni (la Campania è stata la prima a introdurla, nel 2009) e togliendo alla Puglia lo scomodo ruolo di Cenerentola nella parità di rappresentanza politica tra i sessi.

“È una proposta plurale, aperta al confronto e alle modifiche di tutte e soprattutto di tutti, per favorire un percorso positivo in questa legislatura. Una iniziativa frutto del lavoro di quanti hanno creduto nel riequilibro delle preferenze”, ha osservato Maurodinoia. “Non si faccia l’errore di ridurla a ‘la donna contro l’uomo, perché vuol essere ‘la donna con l’uomo’ – ha detto – dobbiamo correggere il gap per la democrazia rappresentato dalle appena 5 donne sui 50 consiglieri in Puglia e sanare la ferita della pdl di iniziativa popolare “50 e 50”, bocciata in Consiglio regionale, a voto segreto, nel 2012 (aveva raccolto 30mila firme).

Di quello stop in Consiglio, si è detto “mortificato” il presidente del Consiglio regionale Mario Loizzo, che a suo tempo aveva apertamente sostenuta l’iniziativa popolare .

Dall’insediamento nel 2015, Loizzo aveva considerato questo obiettivo tra quelli prioritari, in adesione al programma del candidato governatore Emiliano e proprio per “riparare allo sfregio della bocciatura”.

I tempi sono maturi per riprendere il percorso, secondo Loizzo: “non so cosa accadrà, conosco bene i dubbi e le incertezze, per questo occorre coinvolgere politicamente e culturalmente il mondo politico maschile, spiegando che non si vuole arrivare al tassativo 50-50”.

La doppia preferenza non obbliga, ma “favorisce una maggiore presenza femminile e in questo senso è condizione non sufficiente ma utile – ha aggiunto il presidente del Consiglio – si deve accompagnare ad una maggiore capacità delle donne di stare sul campo. Dalla scuola, dalle professioni, dalle imprese, devono portare in politica il contributo delle loro capacità”.

Con l’attenzione di Loizzo e la disponibilità ad accompagnare l’iter, ora la palla passa a tutte le componenti del mondo femminile. Anita Maurodinoia ha ringraziato il Comitato 50-50, gli organismi di parità (consulta e commissione pari opportunità), la consigliera di parità: la pdl è aperta al confronto e alle modifiche. Messaggio ricevuto: Patrizia Del Giudice, presidente della commissione regionale pari opportunità, si è detta felice dell’inizio di questo percorso, che deve raggiungere l’obiettivo del riequilibrio di genere, questione di civiltà. Per la Consulta femminile, Mariella Fanelli Carrieri ha ricordato la “bella stagione” del Comitato 50-50, “c’è molto di nuovo da fare, siamo pronte a farlo”. La sen. Assuntela Messina ha salutato con favore l’impegno a mettere in campo una responsabilità vera, aprendo alla più ampia collaborazione, per restituire ulteriore dignità e rappresentanza alle donne.

La pdl per la doppia preferenza di genere è pronta a muovere verso il traguardo dell’approvazione. Nello stesso tempo, partirà per “il Giro di Puglia – ha annunciato Anita Maurodinoia – con eventi in tutti i comuni, a cominciare da Bari, alla presenza di Michele Emiliano, primo a raccogliere la proposta. In palio, c’è la maglia rosa della parità di genere”.

Da superare, se non sarà possibile evitarla, la tappa di montagna del voto segreto in Aula. Ma per quello, c’è tempo e lavoro politico da fare.

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