Si è visto mai che una azienda, una multinazionale colosso della telefonia con pianta in Usa, si preoccupi del troppo uso dei propri dispositivi? Se le società di tabacco o di distribuzione di bevande alcoliche non fossero costrette dalla legge, dubitiamo che avrebbero messo tutte quelle scritte sui pericoli e sulle aberrazioni mediche e psicologiche date dal consumo dei loro prodotti.
Eppure Tim Cook, amministratore delegato della Apple, pare molto preoccupato: “Non avremmo mai voluto che le persone abusassero dei nostri prodotti”. E si accorge che un sogno è sfuggito di mano: “Volevamo che la gente grazie ai dispositivi facesse cose altrimenti impossibili. Ma se si passa tutto il tempo sullo smartphone, significa che si sta spendendo troppo tempo.”
Dalla magia dei selfie, all’incubo di zombie incatenati al display: “È ormai chiaro a tutti che alcuni di noi stanno trascorrendo troppo tempo sugli smartphone, e abbiamo cercato di riflettere profondamente su come possiamo aiutarli.”
Un mea culpa che sa di autoproclamazione di un fallito esperimento antropologico e sociologico. La troppa tecnologia potrebbe diventare la sbornia del domani, un gap tra mondo reale e virtuale che alla lunga, e con lo sviluppo di una intelligenza artificiale sempre più affinata, potrebbe portarci all’annientamento di tutta la base valoriale oggi in essere.
Parliamo spesso delle tematiche riguardanti il lavoro, con l’avvento di robot in grado di superare la manodopera, ma come la mettiamo con la famiglia, ad esempio? Quando il sesso virtuale o le bambole gonfiabili 2.0 saranno così appaganti e così poco distanti dal reale, chi si prenderà la briga di uscire di casa, prendere un appuntamento, intessere e costruire qualcosa con tutti gli obblighi annessi?
Siamo già in questa direzione, non è un macabro avvertimento. Sempre più soli, isolati, i nostri polpastrelli vivono di tastiere e gli occhi di luci artificiali, chi è fortunato d’ufficio, chi è più sfortunato dell’eterna cameretta a quarant’anni coi genitori.
Quando s’è scoperto che con l’autovettura gli incidenti potevano essere mortali e si moltiplicavano, hanno sviluppato la cintura di sicurezza. Qualcosa di simile arriva pure su iOS ed Android, in particolare la Mela morsicata parla di Screen Time, una sorta di app alert che dovrebbe sensibilizzare gli utenti monitorando il tempo che passano sul cellulare.
Probabilmente inutili palliativi, ma che potrebbero dare la virata etica – alla Apple – da primi della classe nell’adozione di strumenti di controllo, anticipando i tempi legislativi dei vari Paesi.











