Svimez: allarme per un Sud sempre più povero e precario

0

La Svimez, associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, ha fornito le prime anticipazioni del suo rapporto annuale 2018 dedicato al Sud tra sviluppo, economia, lavoro e distanza con il resto d’Italia.

E i dati non sono, purtroppo, confortanti.

Nel 2019, infatti, “si rischia un forte rallentamento dell’economia meridionale“, con la a crescita del Pil che “sarà pari a +1,2% nel Centro-Nord e +0,7% al Sud” secondo le attuali stime che, però, nei prossimi mesi potrebbero anche essere viste al leggero ribasso considerando anche tutti i dati tendenziali degli ultimi mesi.

Una ripresa lenta, molto lenta, è quello che si registra nelle regioni del Mezzogiorno d’Italia, in un contesto complessivo di “grande incertezza” e senza politiche adeguate da parte delle Istituzioni locali e nazionali che rischiano di frenare ancora i dati, pur mantenendoli in campo positivo, andando verso un “sostanziale dimezzamento del tasso di sviluppo nel giro dei prossimi due anni”.

La crescita dell’economia meridionale nel triennio 2015-2017 ha solo parzialmente recuperato il patrimonio economico e anche sociale disperso dalla crisi nel Sud.

Una ripresa, tra l’altro, trainata dagli investimenti privati, manca il contributo della spesa pubblica. anche nel 2019 “il livello degli investimenti pubblici al Sud dovrebbe essere inferiore di circa 4,5 miliardi se raffrontato al picco più recente”, datato 2010. Se invece nel 2019 fosse possibile recuperare per intero questo gap (cosa al momento non prevedibile e non certo in programma), si avrebbe una crescita aggiuntiva di quasi un punto percentuale rispetto a quella prevista.

Analizzando le singole realtà regionali appare evidente una forte disomogeneità tra le regioni del Mezzogiorno: nel 2017, Calabria, Sardegna e Campania registrano il più alto tasso di sviluppo, con una maggiore occupazione, ma sempre meno stabile e sempre più precaria.

Numeri sul lavoro che, dunque, restano molto preoccupanti e disegnano il quadro di un’Italia in bilico tra un lavoro sempre a rischio ed un futuro incerto, con la difficoltà di costruire, progettare, programmare, ed in buona sostanza crescere.

Si segnala anche un ampliamento del disagio sociale, con un continuo flusso migratorio verso il Nord ed il resto d’Europa dalle regioni meridionali. Negli ultimi 16 anni, “hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione 883 mila residenti, metà dei quali giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all’estero. Quasi 800 mila non sono tornati”.

E il numero di famiglie meridionali con tutti i componenti in cerca di occupazione è raddoppiato tra il 2010 e il 2018, passando da 362 mila a 600 mila, mentre al Centro-Nord sono 470 mila. La Svimez parla senza mezzi termini di “sacche di crescente emarginazione e degrado sociale, che scontano anche la debolezza dei servizi pubblici nelle aree periferiche”.

E definisce “preoccupante la crescita del fenomeno dei working poors, ovvero del lavoro a bassa retribuzione, dovuto a complessiva dequalificazione delle occupazioni e all’esplosione del part time involontario“.

LA SITUAZIONE IN PUGLIA

La Puglia, che nel 2016 aveva molto frenato (+0,2%) rispetto al positivo andamento del 2015 (+1%), rialza la testa e il PIL regionale nel 2017 si attesta a +1,6%. Merito, in particolare, dell’industria delle costruzioni, anche in questo caso trainata dalla spesa dei fondi europei per le opere pubbliche (+11,5%), ma anche da un’intonazione positiva dell’industria in senso stretto (+9,4%).

L’agricoltura pugliese, pur con i problemi che ha vissuto e che continua ad avere, fa registrare una performance positiva (+4% nel triennio) mentre sono rimasti sostanzialmente stazionari i servizi, che registrano un modesto +0,7%.

SVIMEZ: DUALISMO DEMOGRAFICO

Nel 2017 la popolazione italiana ammonta a 60 milioni e 660 mila unità, in ulteriore calo di quasi 106 mila unità. È come se sparisse da un anno all’altro una città italiana di medie dimensioni.

La popolazione diminuisce malgrado aumentino gli stranieri: nel 2017 il calo è stato di 203 mila unità a fronte di un aumento di 97 mila stranieri residenti. Il peso demografico del Sud diminuisce ed è ora pari al 34,2%, anche per una minore incidenza degli stranieri (nel 2017
nel Centro-Nord risiedevano 4.272 mila stranieri rispetto agli 872 mila stranieri nel Mezzogiorno).

Tra le regioni meridionali, sono la Sicilia, che perde 9,3 mila residenti (-1,8 per mille), la Campania (-9,1 mila residenti, per un tasso migratorio netto di -1,6 per mille) e la Puglia (-6,9 mila residenti, per un tasso migratorio netto pari a -1,7), quelle con il saldo migratorio più negativo.

IL DIVARIO NEI SERVIZI PUBBLICI – LA SANITA’

Al cittadino del Sud, nonostante una pressione fiscale pari se non superiore per effetto delle addizionali locali, mancano (o sono decisamente carenti) diritti fondamentali: in termini di vivibilità dell’ambiente locale, di sicurezza, di adeguati standard di istruzione, di idoneità di servizi sanitari e di cura per la persona adulta e per l’infanzia.

In particolare, nel comparto socio-assistenziale il ritardo delle regioni meridionali riguarda sia i servizi per l’infanzia che quelli per gli anziani e per i non autosufficienti.

Più in generale, come si potrà chiaramente leggere nel rapporto dello Svimez, l’intero comparto sanitario presenta differenziali in termini di prestazioni che sono al di sotto dello standard minimo nazionale come dimostra la griglia dei Livelli Essenziali di Assistenza nelle regioni sottoposte a Piano di rientro: Molise, Puglia, Sicilia, Calabria e Campania, sia pur con un recupero negli ultimi anni, risultano ancora inadempienti su alcuni obiettivi fissati.

I lunghi tempi di attesa per le prestazioni specialistiche e ambulatoriali sono anche alla base della crescita della spesa sostenuta dalle famiglie con il conseguente impatto sui
redditi. Strettamente collegato è il fenomeno della “povertà sanitaria”, secondo il quale sempre più frequentemente l’insorgere di patologie gravi costituisce una delle cause più importanti di impoverimento delle famiglie.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.