La Xylella avanza in Puglia: 75 nuovi focolai in provincia di Brindisi

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Non accenna a fermarsi l’avanzata dell’infenzione del batterio della “Sputacchina”. Sono state individuate 75 nuove piante di ulivo infette dal batterio della Xylella fastidiosa nei comuni di Fasano (un albero), Ostuni (33), Carovigno (39) e Ceglie Messapica (2). Ormai l’area infetta lambisce anche la provincia di Bari e la Valle d’Itria, essendo anche arrivata nella Piana degli Ulivi Secolari dove, sempre secondo i dati dell’Arif, ci serebbero almeno altri tre focolai nella zona di Cisternino e Ostuni.

Per la prima volta il batterio è stato trovato a Fasano, alla periferia della frazione di Torre Canne, nella Piana degli ulivi monumentali. Quello di Torre Canne rappresenta il nuovo limite nord della presenza del batterio in Puglia, circa 8 chilometri più a nord rispetto al focolaio più settentrionale individuato col precedente monitoraggio alla periferia di Cisternino. E’ quanto emerge dai primi risultati della nuova campagna di monitoraggio condotta dall’Arif, Agenzia regionali per le attività irrigue e forestali.

E i dati sono davvero allarmanti.

“L’esito del recente monitoraggio – dice il vicepresidente di Cia Puglia Giannicola D’Amico – conferma quello che noi andiamo dicendo da diversi anni, ovvero che la Xylella non avrebbe atteso i tempi della giustizia, della politica e della burocrazia”.

“Tempi in molti casi – sottolinea – rallentati anche proprio da teorie fantascientifiche e senza alcun fondamento che non hanno fatto altro che creare disinformazione e confusione. Ribadiamo per l’ennesima volta che il nostro riferimento era ed è la scienza e non la fantascienza. Il ritrovamento, poi, di alcuni focolai nella Piana degli Ulivi secolari rende la situazione ancora più allarmante”.

Gli ulivi secolari e millenari di Puglia, infatti, anche per la loro monumentalità (tutelata dalla Legge regionale 4 giugno 2007, n.14), rappresentando una componente essenziale del paesaggio, vanno salvaguardati perché svolgono un’importante attrattiva turistica. La Piana degli Ulivi Millenari di Puglia, inoltre, recentemente è stata iscritta nel registro dei Paesaggi rurali storici del Ministero delle Politiche Agricole come “Paesaggio Agrario della Piana degli Oliveti Monumentali di Puglia”.

“Per gli ulivi secolari e a carattere storico e monumentale – sia censiti dalla Regione che non – rientranti nella zona infetta e nella zona di contenimento – anche fuori dalla Piana – è opportuno prevedere delle deroghe rispetto alle norme e alle procedure previste per tali aree, per una maggiore salvaguardia, e prevedendo specifiche analisi (da ripetersi periodicamente e comunque a cadenza non superiore ad un anno). Tutto ciò lo abbiamo ribadito con forza sia alla Regione Puglia, che recentemente ha recepito le nostre sollecitazioni, che al Ministero della Politiche Agricole e alla Unione Europea, oltre che recentemente anche alla Commissione Agricoltura in visita a Brindisi e Lecce lo scorso 3 dicembre”.

Ma non basta. Per la Cia Puglia (è sempre D’Amico a parlare) “la Xylella fastidiosa va trattata come una vera e propria emergenza straordinaria! Servono poteri straordinari e fondi straordinari. In tal senso risulta importante lo stanziamento di fondi nazionali, annunciato nei giorni scorsi dal Ministro Centinaio, che vengano però destinati agli agricoltori, a risarcire chi negli anni ha perso il proprio lavoro e la propria fonte di reddito, ma anche per progetti sperimentali. L’obiettivo principale di tutti gli enti, le istituzioni e gli attori pubblici e privati interessati dalla problematica Xylella fastidiosa deve essere quello di fermare l’avanzata del batterio verso il nord della Puglia e verso le altre regioni italiane, e nel contempo di preservare la Piana degli Ulivi millenari, oltre che gli ulivi aventi carattere di monumentalità ricadenti anche fuori la Piana, oltre che di riconoscere agli agricoltori danneggiati il giusto e rapido ristoro e a quelli (tantissimi) che rispettano le norme eseguendo le buone pratiche agricole, che tante spese hanno dovuto sopportare negli anni scorsi e ne dovranno sopportare nei prossimi mesi. Diviene fondamentale, poi, immaginare un nuovo modello di sviluppo del territorio che tenga conto della presenza ormai endemica del batterio Xylella fastidiosa, con il quale dobbiamo convivere nella speranza di contenerlo”.

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