Mai come negli ultimi tempi, assistiamo ad uso sempre più diffuso e inappropriato del termine bullismo, ma quando si manifesta esattamente questo fenomeno? Quali sono i confini che separano quest’ultimo da altre forme di violenze come il cyberbullismo, il mobbing o lo stalking?. Seppur si tratta di fenomeni e contesti diversi, tutti presentano un unico denominatore: l’esercizio violento e immotivato del potere sull’altro. Inoltre, se da un lato , il cyberbullismo si presenta come un’evoluzione virtuale del bullismo, dall’altro se ne diversifica completamente.
A parlare di questo aspetto ci ha pensato venerdì 18 gennaio, presso la libreria Svoltastorie di Bari, la psicologa e psicoterapeuta Guillermina Carnicina, con la presentazione del suo libro “Il cyberbullismo spiegato ai genitori”, coadiuvata dalla garante regionale dei diritti sui minori, Rosy Paparella.
Il bullismo è un problema strutturale nella nostra società, in quanto attiene ad un particolare modo di percepire il mondo e le relazioni: “per vincere ho bisogno di annientare l’altro, indipendentemente se quest’ultimo sia una persona fragile, introversa, o diversamente abile”. Ma questo è solo ciò che appare in superficie, agli occhi di molti, soprattutto insegnanti e genitori, secondo i quali sia sufficiente mettere in punizione il bullo, con una nota o un rimprovero, per scrollarsi via da questo impiccio. Ma il bullismo è molto di più di questo, è molto di più di una semplice divaricazione di poteri. Quello che noi vediamo non è altro che la punta di un iceberg, mentre della parte sommersa, che trae radici culturali e sociali molto profofonde, se ne parla poco o, per paura e comodità, si preferisce non parlarne affatto.
Viviamo in un contesto sociale in cui il disimpegno morale dilaga quasi da far paura: sono tanti i genitori e gli insegnanti che, pur di non affrontare la questione, preferiscono delegare ad altri le responsabilità. Molti sono i genitori che non riconoscono nel proprio figlio un potenziale bullo e molti gli insegnanti che trascurano le problematiche scolastiche, rivendicando tristemente il loro ruolo di insegnare e non di educare.
Questo libro, inoltre, si sofferma anche su un altro fenomeno, il cyberbullismo, chiarendone con rigore le radici comuni e le differenze con il bullismo. Mentre in quest’ultimo viene preso di mira il più debole o il più fragile, con atti di violenza sistematici, ripetuti nel tempo; con il cyber bullismo tutti possiamo diventare pseudo clienti, basta una semplice foto o un post per essere presi di mira. Per non parlare anche della viralità con cui circolano i contenuti diffamanti che supera di gran la rettificazione degli stessi: le istituzioni sono troppo lente per fermare la circolazione di video o foto che nel frattempo hanno avuto migliaia di condivisioni e visualizzazioni. Ma la cosa peggiore è che se nel bullismo il potere si manifesta tra bullo, vittima e compresenza dei compagni di classe, nel virtuale tutti, indistintamente, diveniamo protagonisti nel momento in cui condividiamo , osserviamo e mettiamo like.
La psicologa, infine, invita i genitori e gli insegnanti alla rieducazione di un modello comunicativo in grado di contrastare il linguaggio violento dilagante soprattutto sui social e ad una istruzione non più basata esclusivamente sul nozionismo.











