Decreti salva-Ilva, un giudice di Taranto ricorre alla Corte Costituzionale

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Ci sarebbero sette violazioni di articoli della Costituzione violati dai decreti Salva Ilva che hanno consentito e consentiranno alla fabbrica di produrre e quindi di inquinare fino all’agosto 2023, termine indicato come periodo di ultimazione dei lavori di adeguamento del Piano ambientale per il risanamento della fabbrica tarantina.

Ed il giudice Benedetto Ruberto ha quindi sollevato questione di legittimità costituzionale sui diversi provvedimenti emessi dai diversi  Governi per salvare lo stabilimento siderurgico.

Il magistrato del tribunale di Taranto ha emesso un’ordinanza nelle quali chiede alla Consulta di pronunciarsi sulla violazione degli articoli 3, 24, 32, 35, 41, 112 e 117 della Costituzione.

Sono, in maniera particolare, due gli aspetti che il gip tarantino ha sollevato. Il primo riguarda lo spostamento della data di ultimazione dei lavori di risanamento della fabbrica fino al 2023 e la seconda è una vera e propria immunità concessa ai vertici della fabbrica (prima i commissari e ora i nuovi gestori di Arcelor Mittal) in attesa del completamento dei lavori stessi di adeguamento ambientale.

Sulla vicenda è intervenuto, con una nota, il governatore della Puglia Michele Emiliano.

“La decisione del GIP di Taranto è buona notizia. Da tre anni la Regione Puglia chiede a tutti i governi che si sono succeduti di eliminare l’immunità penale e di abrogare tutti i decreti che consentono alla fabbrica di funzionare ancora oggi a carbone. Non esiste ancora nessuna norma che obblighi la riconversione della fabbrica utilizzando tecnologie non dannose per l’ambiente e la salute umana.

A questo aggiungiamo che la Regione Puglia nel giudizio pendente per l’impugnazione del vigente piano ambientale ha eccepito l’incostituzionalità dell’ultimo decreto Salva Ilva per aver dato prevalenza all’interesse della produzione a scapito della salute dei cittadini. Questo è per noi inaccettabile”.

“L’attuale maggioranza parlamentare, con un sussulto di dignità, intervenga per via legislativa e ponga fine a questa indecenza giuridica prima che si pronunci la Consulta. Non smetteremo mai di far sentire la voce dei pugliesi e dei tarantini finché non saranno ripristinate quelle garanzie a tutela dell’ambiente e della salute che dovrebbero essere un diritto inalienabile”.

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