Parlare di musica in Italia significa, molto spesso, guardare al passato, determinando la radicalizzazione di una cultura musicale fortemente strumentalizzata e campanilistica: basti pensare alla recente e discussa edizione sanremese, considerata rivoluzionaria non solo per l’esibizione di artisti prima di allora sconosciuti, ma anche per l’introduzione di generi , come il rap, ignoto alla maggior parte del pubblico televisivo, fortemente legato ai soliti stereotipi nazionali, determinando una sorta di revival, di un genere che in realtà c’è sempre stato.

Pertanto il Loop Festival , con la sua quarta edizione, sotto la direzione artistica di Michele Casella e con la collaborazione di Apulia Film Commission e di Puglia Sounds, si pone, a partire dal 5 marzo, nei principali cineporti pugliesi, l’obiettivo di valorizzare al meglio la musica contemporanea, rivendicandone una legittimità all’ascolto, attraverso una visione fatta con i linguaggi audiovisivi del nostro tempo. Nel primo incontro , avvenuto al Cineporto di Bari, a coadiuvare il direttore artistico via Skype , ci ha pensato Claudio Todesco, giornalista e critico musicale del mensile “Il Sole 24 Ore”, aprendo il percorso di questa edizione 2019 con l’artista PJ Harvey, una delle più grandi rocker britanniche che ha unito alla sua musica alternativa , la sua sensualità, ma anche il suo attivismo politico e sociale.

Chi è PJ Harvey

La cantautrice nasce come un’ artista che decide di raccontare un proprio mondo alternativo: siamo nei primi anni ’90, MTV diventa sempre più potente e popolare a livello internazionale e gli artisti underground, tra cui la stessa Harvey, invece di utilizzare i video musicali a colori, ne prendono sempre di più le distanze. Ciò lo si evince, in particolar modo, nel video del suo primo singolo, autoprodotto e girato con risorse economiche bassissime. Inoltre, la rocker presenta un complesso e articolato percorso evolutivo sia da un punto di vista musicale che audiovisivo, partendo da una lettura viscerale dei suoi brani che va del garage blues britannico e americano, per poi passare alle produzioni dei primi anni 2000, più sofisticate, che hanno fatto di lei una vera e propria star della musica rock alternativa internazionale; fino ad arrivare ad una ulteriore reinvenzione in chiave folk degli ultimi anni. Ma non solo, a cambiare è anche il suo rapporto con il corpo e il modo di vestire, diventando sempre più sensuale e femminile, rispetto ai suoi primi video.

Ricordiamo, inoltre, le sue numerose collaborazioni con altri artisti importanti, tra cui Björk, Tricky, John Parish, registrando con egli nel ’96 il suo album “ Dance Hall at Louse Point “, per non dimenticare, infine, il suo rapporto con Nick Cave, condividendo con quest’ultimo il terreno delle Murder Ballads , sottogenere della musica folk anglosassone, trasmesse oralmente, spesso avendo come temi gli omicidi e i crimini di passione. Nasce così il famoso duetto con la Harvey, nel brano Henry Lee, che prende origine dalla ballata folk scozzese “Young Hunting”di fine ‘800. Il video del brano è incentrato tutto sul duetto, potente dal punto di vista emotivo: entrambi vestiti similmente, si guardano in modo intenso, si sfiorano, lasciando trasparire il desiderio e la miscela di morte e seduzione, rendendo il tutto un vero e proprio capolavoro.

Un viaggio audiovisivo quello del Loop Festival che porta il pubblico ad immergersi in un vero e proprio rapporto in continua evoluzione tra l’audio e l’immagine e dritto nel cuore della musica della nostra generazione

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Roberta Lobascio
Classe '90,laureata alla magistrale di scienze dell'informazione e editoriale. Appassionata di giornalismo: dal 2015 collabora con varie testate locali e blog culturali. Da sempre sostenitrice dell'informazione corretta, contro ogni manipolazione.