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Amministrative a Lecce. Salvemini lancia i temi della campagna elettorale: “A maggio vogliamo arrivare primi”

Mentre il centrodestra celebrava le primarie per la scelta del candidato sindaco, il centrosinistra di Lecce ha concluso con una vera e propria festa la terza giornata di partecipazione voluta da Carlo Salvemini e Alessandro Deli Noci. Un appuntamento che ha riempito la Villa Comunale di Lecce dell’entusiasmo e dei colori della campagna elettorale. Due giorni di dibattiti e partecipazione sui temi della prossima campagna elettorale: mobilità, cultura, urbanistica, periferie sociali, cittadinanza attiva, sviluppo turistico, ambiente e salute pubblica, vocazioni della città.

Nei loro interventi Salvemini e Delli Noci hanno ringraziato quanti hanno preso parte alle giornate: “La partecipazione non è un slogan, ma un atto di amore per la città – ha detto il candidato sindaco – significa guardare la città con gli occhi degli altri”. “Noi oggi abbiamo già vinto perché abbiamo incluso tanti cittadini in un progetto nuovo di città – ha detto Delli Noci – questo è il nostro modo di concepire il governo cittadino e in questi 18 mesi lo abbiamo dimostrato, costruendo i regolamenti per le consulte tematiche e per i comitati di quartiere, che saranno la base della partecipazione diffusa in città”.

La mattinata si è aperta con l’introduzione di Alessandro Delli Noci, che ha detto: “Oggi abbiamo dimostrato cosa significa partecipare. Significa esserci, contribuire con le proprie idee e con le proprie proposte, impiegare il proprio tempo per un obiettivo comune che guarda al bene collettivo. Partecipare è complicato, non è semplicemente chiamare i cittadini al voto, è chiamarli per decidere insieme la strada da seguire per rendere la città migliore. Noi lo abbiamo fatto e continueremo a farlo, continueremo non ad avvolgere la città ma a coinvolgerla”.

E poi ha aggiunto: “Oggi in piazza Palio c’è chi finge la partecipazione, e io lì vedo il passato della città che si confronta con i soliti metodi per incoronare un re, per stabilire chi comanda. Quei metodi da cui io e tanti amici siamo scappati perché non ci ritrovavamo, scegliendo già nel 2017 le primarie delle idee che oggi stiamo facendo rifiorire grazie a Carlo Salvemini”.

I coordinatori dei tavoli tematici che hanno relazionato i risultati delle discussioni svoltesi sui tavoli tematici e che saranno diffusi in rete sul sito www.carlosalvemini.it. I report dei tavoli di partecipazione, che entreranno nel lavoro di scrittura del programma di governo di Salvemini, sono stati esposti dai moderatori che hanno facilitato e orientato la discussione, raccogliendo spunti, proposte e riflessioni a partire da quanto realizzato nei 18 mesi di amministrazione.

Ha chiuso la festa l’intervento di Carlo Salvemini. Il candidato sindaco che ha ricordato la “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione dell’Inno e della Bandiera” richiamando con commozione la stessa giornata dello scorso anno, trascorsa da sindaco a conferire la cittadinanza simbolica ai bambini leccesi nati in città da genitori migranti: “Furono momenti di intensa emozione e coinvolgimento, vedere i bambini e le famiglie sentirsi parte di una comunità solidale e coesa, trasferirti negli occhi che brillavano di emozione l’idea di sentirsi cittadini titolari di diritti e consapevoli dei propri doveri” e richiamando le campagne degli avversari leghisti in città, che definiscono off limits e inaccessibili alcuni quartieri della città, ha chiosato: “A me pare che di inaccessibile ci sia il cuore, l’animo e la sensibilità di chi pensa che governare significhi alzare muri. Non c’è benessere e qualità della vita che non parta da un principio di giustizia, di solidarietà e di attenzione verso chi ha meno”.

Poi entrando nel merito dei temi della prossima campagna elettorale, Salvemini ha sottolineato come “la partecipazione sarà il nostro metodo di governo: giornate come quelle che abbiamo trascorso mi impegno a renderle un appuntamento fisso nell’agenda dell’amministrazione, perché la fatica del governo quotidiano non può far venire meno occasioni di confronto”.

Chiare le idee sul prosieguo della campagna elettorale: “Vogliamo arrivare allo sprint finale con l’energia necessaria per tagliare il traguardo per primi, perché vogliamo arrivare primi. Girando per Lecce una delle frasi più ricorrenti è ‘mi raccomando’, rivolta a me. In realtà siamo entrati in una fase in cui sono io che mi raccomando a voi. Perché questa è una sfida collettiva, in questa campagna non è in gioco il mio destino, ma è in discussione una idea di futuro. Dobbiamo essere in tanti a mobilitarci, dobbiamo essere una forza tranquilla, come diceva un grande leader del passato”.

Sulla lettura che della città danno gli avversari politici, Salvemini ha detto: “A me fa sorridere questa descrizione afflitta della nostra città, in bianco e nero, la città triste, ripiegata su sé stessa. Io tutto questo ogni giorno non lo sento parlando con i cittadini. Percepisco invece una maturità, una consapevolezza, un sentimento che è tutt’altro. Quando incontro i cittadini per strada mi si dice ‘mi raccomando, ma non per lei, per noi’. Anche quando incontro i cittadini più critici non ce ne è uno che manifesti quell’acrimonia, quell’insofferenza e a volte quella falsificazione al limite della cattiveria che leggiamo da parte dei miei avversari politici”.

Naturalmente non poteva mancare una domanda sull’amministrazione durata 18 mesi e dallo stesso Salvemini portata avanti tra mille difficoltà.

Salvemini ha detto: “Si poteva fare di più? Sì. Si poteva fare meglio? Sì. Commettiamo sempre errori: l’importante è che siano errori rimediabili e commessi in buona fede. In questa città non è sempre stato così. Sono orgoglioso di dire che tutte le persone che sono state con me in Giunta e in Consiglio hanno condiviso questo spirito pubblico che è per me al vera carta di identità dell’amministrazione uscente. Alessandro ci ha ricordato che non sempre è stato così. E ancora oggi da una parte c’è un patto di potere come sostantivo: potere inteso come comando, come dominio. Da questa parte c’è un patto per il potere come verbo servile: potere cambiare, potere migliorare, potere trasformare”.

Sule primarie del centrodestra Salvemini ha tagliato corto: “Per me gli avversari non sono le persone, sono i problemi della città. E con quelli ci misureremo, a prescindere da cui si incaricherà di rappresentare il centrodestra unito (forse). C’è un orizzonte davanti a noi, è la linea del futuro. C’è chi pensa che il futuro significhi far le  stesse cose con persone diverse. C’è chi addirittura pensa oggi di potere tornare ai leccesi per proporre loro di fare le stesse cose con le stesse persone. Per noi quell’orizzonte è fare cose nuove con persone nuove, insieme”.

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