Una circostanza drammatica, avvenuta questa settimana a Roma, è il punto di partenza per approfondire la conoscenza di una sindrome che colpisce i neonati e di cui ancora gli scienziati stanno cercando di capire le cause. Lo scorso martedì un bambino di meno di un anno è stato trovato senza vita dalle maestre dell’asilo nido che erano lì per svegliarlo per il momento del pasto. La procura attualmente sta indagando ma la situazione ricorda i decessi per SIDS, sindrome della morte in culla.

Una sindrome complessa

SIDS (Sudden Infant Death Syndrome), sindrome della morte in culla, è una definizione che raccoglie tutti quei casi in cui un bambino con meno di un anno di età muore durante il sonno, senza che possano essere individuate specifiche cause mediche o ambientali. Mentre sembra che in Italia attualmente non ci siano dati precisi del fenomeno a causa dell’assenza di un sistema di rilevazione omogeneo, come è dichiarato sul sito del Ministero della Salute, negli Stati Uniti si stima che la SIDS sia la terza causa di morte nei neonati dopo i difetti congeniti e la nascita prematura. È ancora difficile avere un quadro chiaro e definitivo del perché di queste morti. Un articolo da poco pubblicato su The New York Times Parenting riporta una breve storia della diagnosi e i risultati di nuove ricerche.

Le possibili concause

La sindrome ha iniziato a essere diagnosticata tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, nonostante non si riuscisse a identificarne le cause. Si iniziò ad affidarsi all’osservazione e ai primi dati a disposizione. Ad esempio, i bambini nati in famiglie particolarmente negligenti o da madri che avevano fumato durante e dopo la gravidanza sembravano essere più esposti a una morte per SIDS. C’era però un fattore preponderante rispetto agli altri: i neonati venuti a mancare erano stati messi a dormire a pancia in giù. In questa posizione i piccoli respirano sempre la stessa aria, man mano più povera di ossigeno e ricca in anidride carbonica, e ciò – secondo gli studiosi – potrebbe portare a soffocamento. Purtroppo i più piccoli di sei mesi difficilmente riescono a girarsi da soli in posizione supina, con la pancia in su, ecco perché negli anni Novanta fu organizzata una campagna di informazione, affinché i genitori posizionassero i propri bambini supini durante i momenti di riposo. Effettivamente le percentuali di mortalità legata a SIDS diminuirono e, in 10 anni, si passò da 5000 decessi a 3000, cifra che però rimase costante a partire dalla metà degli anni 2000. Altre cause e concause vennero rintracciate, come vedremo in seguito, ma a oggi si è ancora alla ricerca di una risposta definitiva.

I nuovi studi, tra cervello e DNA

Già negli anni Ottanta era cominciata la caccia al colpevole nel cervello. Alcuni studi riportarono che il 40% dei cervelli dei bambini morti per la SIDS presentavano livelli di serotonina insolitamente bassi: la serotonina non è solo un neurotrasmettitore famoso per il suo legame con il nostro umore ma ha anche un ruolo fondamentale nel controllo del respiro, del battito cardiaco, della pressione sanguigna, della regolazione della temperatura e del risveglio dal sonno. Ulteriori esperimenti, i cui dati sono stati pubblicati nel 2018 sulla rivista scientifica eLIFE, hanno confermato – sperimentandolo su cavia da laboratorio – che bloccare l’attività dei neuroni della serotonina nel tronco encefalico (la struttura che si trova alla base del cervello e che lo collega direttamente al midollo spinale) impedisce effettivamente di riprendere un normale ritmo di respirazione dopo la sua interruzione dovuta al sonno. Questo è ciò che accade ai bambini e quindi, probabilmente, livelli bassi di serotonina sono parte delle concause legate alla sindrome.
Nel 2017 alcuni ricercatori hanno trovato altre anomalie nei neurotrasmettitori del tronco encefalico dei neonati deceduti per SIDS, irregolarità che avevano un impatto significativo sull’abilità dei bambini di salvarsi quando non riuscivano a respirare nel sonno, particolarmente pronunciate nei maschi e nei nati prematuri. Esiste, quindi, una componente di rischio biologico innato per la sindrome, la quale può essere sommata a particolari stress ambientali.
Anche il fattore genetico è da prendere in considerazione. Studi recenti riportano che oltre il 20% di morti da SIDS potrebbero essere dovute a condizioni ereditarie o genetiche. Nel 2018 è stato pubblicato un lavoro su Journal of the American College of Cardiology in cui sono stati analizzati i genomi di 419 bambini deceduti per la sindrome della morte in culla ed è stato trovato che il 5% era portatore di mutazioni in un gruppo di geni coinvolti nella morte cardiaca improvvisa. Sono stati ritrovati anche legami tra la SIDS e mutazioni in geni che hanno un ruolo nel metabolismo, sviluppo di infiammazioni ed epilessia, dipingendo così un quadro molto complesso del problema.

Come cercare di prevenire la SIDS

Nonostante la causa medica della sindrome della morte in culla non sia ancora del tutto chiara, riportiamo di seguito le raccomandazioni per i genitori indicate da Epicentro, il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica, e dal sito ufficiale dell’associazione Semi per la SIDS, che si occupa delle famiglie colpite dal lutto e della diffusione delle norme per la riduzione del rischio di SIDS:

  • far dormire i propri bambini sulla schiena, in posizione supina;
  • non fumare durante la gravidanza e dopo la nascita del bambino;
  • coprire il bambino con coperte che rimangano ben rimboccate e che non si spostino durante il sonno, coprendone il viso e la testa;
  • non utilizzare cuscini soffici o altri materiali che possano soffocare il bambino durante il sonno;
  • allattare al seno il neonato nei primi sei mesi di vita: è stato dimostrato che un’immunizzazione corretta riduce il rischio di SIDS;
  • far dormire il bambino in un ambiente a temperatura adeguata, non troppo calda né fredda, e con sufficiente ricambio di ossigeno
  • far usare ciuccio durante il sonno può ridurre il rischio di SIDS
  • limitare la co-presenza del bambino nel letto con altre persone durante il sonno: casi di SIDS si sono verificati per soffocamento del bambino da parte della madre o del padre durante il sonno;
  • sottoporre il bambino a un elettrocardiogramma: il prolungamento dell’intervallo QT – un’anomalia cardiaca – è associata a un aumento del rischio di SIDS. Questo esame può essere effettuato dopo la terza settimana di vita.

Credits immagine: foto di esudroff da Pixabay

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