Tra gli appuntamenti previsti per la celebrazione del trentesimo anniversario della Riserva Naturale Marina delle Isole Tremiti ci sarà la presentazione dei risultati di un progetto dedicato al corallo nero, finanziato dall’Ente Parco Nazionale del Gargano e dalla National Geographic Society. Il vincitore del bando internazionale che ha permesso di studiare i fondali delle Tremiti per un anno è Giovanni Chimienti, zoologo e biologo marino, assegnista di ricerca dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare la sua esperienza e per conoscere un nuovo tassello della biodiversità del territorio pugliese.

Come è iniziata questa avventura? Chimienti ha subito spiegato: “È nato tutto dalla mia partecipazione a un bando internazionale online indetto dalla National Geographic Society, un finanziamento per piccoli progetti”. I protagonisti degli studi di Giovanni Chimienti e del gruppo di ricerca in cui lavora, coordinato dal professor Francesco Mastrototaro, sono i coralli neri, in particolare la specie Antipathella subpinnata. Quest’ultima è una delle cinque specie di corallo nero presenti nel Mediterraneo, dove colonizza i substrati duri a partire dai 50-100 metri di profondità (la zona mesofotica). Molti di voi saranno stati affascinati dalla questione del colore: in realtà è la struttura che accoglie la colonia di polipi che costituisce il corallo a essere nera per via di una proteina, l’antipatina, ma come potete osservare da qualsiasi foto subacquea, il corallo si presenta bianco, della tinta di quegli stessi polipi che lo ricoprono quando l’organismo è vivo.

La presenza di corallo nero presso l’Area Marina Protetta delle Isole Tremiti era nota già da qualche anno, grazie al ritrovamento di alcune colonie di Antipathella subpinnata da parte di Marlintremiti, un diving center locale. “I coralli neri sono delle specie protette – ha illustrato il ricercatore – sono degli animali importantissimi per il funzionamento di tutti i mari, per l’ecologia marina. Prima delle nostre ricerche era stata segnalata un’unica colonia ma, in base a una serie di studi svolti sui fondali e sulla tipologia di correnti presenti, ho ipotizzato che ci dovevano essere altre colonie. Ed effettivamente è stato così”.

Cos’hanno di speciale questi coralli neri? “I coralli neri, avendo una struttura arborescente, possono formare delle vere e proprie foreste, a tutti gli effetti equivalenti a quelle terrestri: creano un habitat, cioè una zona in cui moltissimi organismi, sia specie protette ma anche semplicemente di interesse commerciale, vanno a riprodursi, nutrirsi, un’area in cui trovano rifugio. Insomma luoghi che, per questi motivi, mostrano un’elevatissima biodiversità. Questo è il primo punto fondamentale. Un’altra ragione della loro rilevanza è la capacità di essere degli indicatori di cambiamenti climatici: i coralli vivono in quella che è chiamata zona mesofotica, ossia all’interfaccia tra mare superficiale e profondo, e gli effetti del riscaldamento globale in organismi che vivono in questo tipo di ambiente sono subito evidenti, fungendo da vero e proprio campanello d’allarme”.

Il lavoro svolto da Giovanni Chimienti in qualità di National Geographic Explorer e il documentario che la stessa National Geographic ha realizzato sulla ricerca saranno presentati in anteprima in alcuni degli eventi organizzati per il trentesimo compleanno dell’Area Protetta Marina delle Isole Tremiti. Il biologo ha commentato a tal proposito: “Buona parte del materiale video, fotografico e dei risultati non può essere ancora rivelato fino al rilascio del documentario. Però, sempre nell’ambito di questo progetto, abbiamo realizzato un piccolo volume sul corallo nero che sarà presentato proprio in occasione dei trent’anni dell’area marina protetta e distribuito gratuitamente”.

Dopo la fine del progetto, quale sarà il futuro della ricerca sul corallo nero e di tutte quelle unicità presenti nell’area delle Tremiti? Dalle parole di Chimienti è facile capire che c’è ancora tantissimo da approfondire e difendere. “Proseguiremo con i nostri studi sulla Pinna nobilis, un grande mollusco bivalve che vive nel Mediterraneo, e torneremo anche a occuparci della Posidonia oceanica, con mappatura, caratterizzazione e monitoraggio. Inoltre, stiamo quasi ultimando gli studi di contabilità ambientale del patrimonio naturalistico. Per quanto riguarda la foresta di coralli neri, chiederemo misure di protezione: l’area in cui si trova è compresa tra la zona B e la zona C, entrambe non particolarmente protette, in cui sono permessi ancoraggi e pesca. Sono proprio gli strumenti impiegati in quest’ultima attività (e abbandonati) a costituire una minaccia. A volte le reti dei pescatori si incastrano sul fondale distruggendo i coralli e producendo il cosiddetto fenomeno del ghost fishing, la pesca fantasma: pur essendo sul fondo, la rete continua a intrappolare organismi marini decretandone la morte.
Sicuramente potremmo dedicarci ad analisi più approfondite di genetica di popolazione: questi coralli riescono a riprodursi con altre popolazioni presenti nel Mediterraneo oppure no? In caso contrario, la mancanza di variabilità genetica (come quella che interessa la Posidonia oceanica) renderebbe questi organismi più deboli, meno resilienti ai cambiamenti dell’ambiente in cui vivono”.

E, di sfide da affrontare, i coralli neri ne hanno tante: la pesca, l’inquinamento e il riscaldamento globale. È per questo che è necessario proteggerli ed è questo che ci auguriamo che Giovanni Chimienti e i suoi colleghi, con il supporto della Riserva Naturale Marina, continueranno a fare.

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